03 luglio 2026 in Stabilità

Avv. F. Scalvini | La lunga marcia dell’amministrazione condivisa: eredità e futuro

di
Avv. Felice Scalvini
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L'articolo che segue analizza le tappe fondamentali e le prospettive dell’Amministrazione Condivisa nel rapporto tra istituzioni e Terzo Settore.

È il caso di incominciare a prepararsi:

nel 2027 l’Amministrazione Condivisa celebrerà due anniversari.

Il primo: 40 anni dall’articolo fondativo di Gregorio Arena che, nel 1997 propose questa denominazione e la argomentò da par suo, avviando un filone di riflessione e di azione sociale, politica e di sviluppo normativo rivelatosi inarrestabile, pur tra mille difficoltà.

Il secondo: 10 anni dall’articolo 55 del Codice del Terzo Settore, frutto della prospettiva avviata trent’anni prima e innestato normativamente sulla riforma costituzionale del 2001 che introdusse al 4° comma dell’art. 11 il principio di sussidiarietà.

Dunque, due ricorrenze concatenate che testimoniano la “lunga marcia” che dagli ambiti della riflessione dottrinale ha portato l’Amministrazione condivisa nel cuore delle istituzioni della Repubblica. Il riferimento alla Repubblica non è a caso. Infatti, proprio il concetto di res-pubblica trova nella responsabilità condivisa riguardo alla gestione della “cosa di tutti” non solo l’assonanza, ma il fondamento del principio di amministrare insieme, cittadini e istituzioni, ciò che costituisce un “bene comune”.

Ma gli anniversari, dopo uno sguardo al passato, servono anche per guardare al futuro, con la consapevolezza che il domani è figlio dell’oggi. E dunque è con questo principio di realtà che dobbiamo confrontarci. E l’oggi si presenta ancora complesso e contrastato. Soprattutto, pare a me, segnato da una certa cacofonia che rende difficile organizzare le parole secondo concettualizzazioni precise, capaci di generare un ordine del discorso strutturante la comprensione e l’azione - come ci insegna il noto saggio di Foucault - e come è vieppiù necessario quando una visione teoretica e un intervento normativo debbono tradursi in diritto materiale.

Parole come co-programmazione, co-progettazione, accreditamento, affidamento, partenariato ed altre ancora, faticano a dislocarsi entro un quadro concettuale compiuto, in grado di rendere coerente e sintonizzati visione, quadro giuridico e prassi e strumenti operativi. Sintomatico è ad esempio l’uso di “amministrazione condivisa” e “coprogrammazione-coprogettazione” (proposti spessissimo in forma congiunta) come fossero sinonimi e non l’articolazione in fasi e distinte attività, obiettivi, processi e procedure di un, sì unico, ma ampio e complesso disegno istituzionale, sociale, economico e applicativo.

Il tutto complicato dalla non ancora chiara assunzione di soggettività, e di conseguente diversità funzionale, da parte dei diversi enti del Terzo Settore. Essere organizzazione di volontariato è diverso dall’essere impresa sociale o ente filantropico e così via. Di conseguenza è diversa la modalità di costruzione e attuazione della relazione strategica (co-programmazione), progettuale (co-progettazione) e operativa (accordi gestionali ed economici) con la Pubblica Amministrazione.

E anche tra i vari soggetti del Terzo Settore fatica ad emergere con chiarezza la specificità di ciascuno entro la diversità e la completezza dell’insieme. Spesso appaiono non come una squadra ben schierata in campo, con difensori, centrocampisti e attaccanti organizzati per ruoli e schemi di gioco, ma come bimbetti all’oratorio, tutti impegnati a rincorrere disordinatamente la palla (le risorse). Conferma di una simile situazione è lo studio recentemente presentato da Giovanni Serra, dell’ufficio studi del Forum del Terzo Settore, che al termine di una interessante analisi statistica e qualitativa si pone la domanda “Co-programmazione e co-progettazione stanno diventando pratiche reali e diffuse oppure restano ancora esperienze episodiche?” e, sulla base dei dati raccolti e presentati, risponde lapidario: “Dipende da dove guardiamo. I numeri dicono crescita. La qualità de processi racconta un’altra storia”

L’analisi mostra infatti le difficoltà, sia della PA sia degli ETS, ad uscire dalla trappola della ricerca di una risposta immediatamente operativa, che però risulta difficile costruire in modo armonico se non fondata su un quadro concettuale, strategico e relazionale adeguatamente definito, condiviso e reso operativo per tempo. Eppure, non mancano esperienze interessanti in grado di indicare possibili percorsi. Due città lombarde. Lecco e Brescia hanno sperimentato da tempo modalità di co-programmazione e co-progettazione che hanno portato a esiti diversi: la costituzione di una società compartecipata pubblico-Terzo Settore a Lecco, l’accreditamento generalizzato dei servizi e delle attività sociali a Brescia.

Esperienze diverse che si sono consolidate e stanno dimostrando di superare la verifica del tempo che scorre, proprio perché fondate sulla costruzione condivisa di una visione lucida, su un approccio strategico di lungo periodo, e su una architettura permanente di relazioni e di dialogo tra tutte le diverse componenti.