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Terzo settore

Tempo di bilancio per il Terzo settore

Come abbiamo già sostenuto sulle pagine dell’Osservatorio, lo sviluppo del Terzo settore e la sua capacità di contribuire appieno al progresso sociale, economico e civile del paese, vanno visti da due punti di vista: 1) quello della crescita e della qualificazione interne; 2) quello dell’istituzionalizzazione di un ambiente abilitante riguardo ai diversi profili (professionale, culturale e operativo).

 

Analizziamo distintamente le due prospettive, pur sapendo che tra esse le connessioni sono rilevanti e vi è una naturale intersecazione riguardo a molteplici aspetti.

 

Anche nel 2019 è continuata la crescita dell’universo del Terzo settore. I dati ISTAT disponibili, di cui abbiamo dato conto, ci dicono della dinamica positiva che ha caratterizzato gli ultimi anni. Operando quotidianamente all’interno di questo mondo, la nostra sensazione è che il trend sia continuato anche quest’anno. Si tratta di una valutazione soggettiva, che ovviamente andrà verificata a tempo debito, ma abbiamo visto nascere nuove realtà e molte si sono sviluppate, espandendosi e aprendo nuovi fronti operativi.

 

Il nostro personale censimento non evidenzia né crisi gravi, né chiusure.
Ciò che ci pare sia mancato a questa dinamica di sviluppo è stato invece un diffuso, omogeneo e coerente orientamento strategico di lungo periodo. La crescita del numero e della dimensione degli enti ci appare guidata pressoché esclusivamente dall’attitudine a rispondere in modo quasi istintivo alla percezione dell’esistenza di bisogni sociali, oppure alla possibilità di accedere, mediante progetti, a specifiche risorse mettendo in campo iniziative e proposte che raramente ricercano preliminarmente una riflessione ed una messa a punto condivisa con altre organizzazioni (ad eccezione di quando richiesta dai bandi).

 

Il mondo del Terzo settore continua a muoversi come un pulviscolo di soggetti poco interconnessi e, soprattutto, poco propensi ad azioni corali e coordinate. La forza e l’impatto complessivo risultano, per questa ragione, decisamente inferiori e meno efficaci di quanto potrebbero essere.
Sul piano istituzionale nel corso del 2019 si è vissuta una sorta di sospensione. Dopo due anni di fervore pubblicistico e convegnistico, per cercare risposte interpretative riguardo alla nuova normativa del Codice del Terzo settore, appurato che dati i rinvii applicativi non vi sono urgenze di interventi sugli statuti, è ora subentrata una sorta di vigile attesa, più che tanto non interrotta nemmeno dalla emanazione di provvedimenti attuativi, come quello sul bilancio sociale.

 

Per il resto si guarda allo scoccare dell’ora X, quella dell’avvio del RUNTS – Registro Unico Nazionale del Terzo Settore e delle conseguenti migrazioni e ridefinizioni. Anche un fronte molto delicato, quello del rapporto tra Enti del Ts e Pubblica Amministrazione non segnala novità rilevanti. A parte la norma grazie alla quale le ex IPAB – Istituzioni di Pubblica Assistenza e Beneficenza hanno conseguito il dubbio vantaggio di continuare a porsi a cavallo tra area pubblica e area del Terzo settore – quindi di continuare ad essere assoggettate ai voleri della politica locale – non si segnalano fatti di particolare rilevanza.

 

L’ANAC, dopo aver posto alla pubblica valutazione le bozze di linee guida riguardanti l’affidamento dei servizi sociali, ricevendo un coro di osservazioni critiche per le dissonanze con l’art. 55 del Codice, non ha poi pubblicato nessun testo definitivo, probabilmente complice la delicata fase istituzionale che sta attraversando, dopo le dimissioni del presidente Cantone.

 

Nel complesso quindi, come detto in apertura, un anno piuttosto grigio, senza slanci particolari. Soprattutto senza alcun netto procedere verso un più ordinato e riconoscibile assetto dell’universo del Terzo settore – con specifico riguardo a chi esercita attività d’impresa sociale e chi svolge essenzialmente attività ridistributive (come per esempio le organizzazioni di volontariato e gli enti filantropici). Come anche a causa della impossibilità, per i ritardi nella notificazione e convalida presso gli organismi ad hoc dell’Unione europea, di definire e rimodulare il corretto profilo fiscale dell’impresa sociale. Quadro, questo, al quale si aggiunge, nei rapporti con l’area pubblica, la difficoltà per gli Enti di conseguire una collocazione chiaramente improntata sul principio costituzionale di sussidiarietà.

 

Sarà meglio il 2020? Se diventerà operativo il Registro Unico Nazionale, sicuramente il cantiere del Terzo settore ricomincerà a lavorare a pieno regime e vi sarà molto da fare.

 

Antonio Fici
Giovanni Giudetti
Lorenzo Pilon
Felice Scalvini

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