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Terzo settore

Il 2 agosto 2019 e gli adeguamenti statutari degli enti del Terzo settore

Antonio Fici

Il 2 agosto 2019 (o, secondo alcuni, il 3 agosto 2019) è data nota negli ambienti del terzo settore, poiché costituisce una scadenza entro la quale gli enti dovranno adeguare i loro statuti alla nuova disciplina post riforma. Costituendo una scadenza (originariamente fissata al 2 febbraio 2019 e successivamente prorogata di sei mesi) per l’adempimento di un obbligo, essa desta molta preoccupazione, anche in ragione della confusione che molte volte regna sovrana nei medesimi ambienti relativamente a chi sia tenuto a fare cosa e come.

A) Cominciamo con l’esplorare il tema del “chi”, ovvero di quali sono gli enti obbligati a rispettare questo termine, a quali organizzazioni questa deadline si rivolga e da quali soggetti, dunque, essa debba essere osservata.

In primo luogo, essa riguarda soltanto gli enti costituiti prima del 3 agosto 2017, che è il giorno dell’entrata in vigore del Codice del Terzo settore. Solo gli enti preesistenti alla riforma devono rispettare questo termine di adeguamento, perché solo ad essi era stato concesso dal legislatore della riforma un periodo di tempo (di due anni) per adeguare i propri statuti alle nuove norme. Al contrario, gli enti costituiti a partire dal 3 agosto 2017 erano tenuti da subito, cioè sin dalla loro costituzione, a costituirsi con uno statuto conforme alla nuova disciplina, sicché per essi la scadenza del 2 agosto 2019 non ha senso alcuno.

In secondo luogo, gli enti obbligati sono soltanto quelli iscritti nei registri contemplati dalle discipline di settore precedenti al Codice, destinati ad essere rimpiazzati dal Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), allorché quest’ultimo diverrà operativo. Pertanto, la scadenza del 2 agosto 2019 vale soltanto:

– per gli enti iscritti nei Registri delle organizzazioni di volontariato, tenuti dalle Regioni (e dalle Province Autonome) ai sensi dell’art. 6 della legge 266/1991;

– per gli enti iscritti nei Registri delle associazioni di promozione sociale, tenuti dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (per le APS a carattere nazionale, le loro articolazioni territoriali e i loro circoli) o dalle Regioni (e Province Autonome), ai sensi dell’art. 7 della legge 383/2000; ed infine

– per gli enti iscritti nell’anagrafe delle ONLUS, tenuta dall’Agenzia delle Entrate, ai sensi dell’art. 11, d.lgs. 460/1997. 

In sostanza, sono tenute all’adeguamento degli statuti entro il 2 agosto 2019 soltanto le ODV, le APS e le ONLUS, costituite prima del 3 agosto 2017 ed iscritte nei relativi registri.

Questo termine non riguarda affatto né enti costituiti a partire dal 3 agosto 2017 (poiché essi dovrebbero già avere statuti “in regola”), né eventuali enti non iscritti nei registri sopra menzionati, né tanto meno enti (associativi o fondazionali) che nulla hanno a che fare con il terzo settore.

Il termine non riguarda nemmeno le imprese sociali e, tra esse, le cooperative sociali. Infatti, il termine di adeguamento statutario per le imprese sociali costituite prima dell’entrata in vigore del d.lgs. 112/2017, che oggi le regola (in luogo dell’abrogato d.lgs. 155/2006), è già scaduto. Esse erano tenute ad adeguare i propri statuti alla nuova disciplina entro il 18 gennaio 2019. Qualora non l’abbiano ancora fatto, pertanto, dovranno farlo al più presto, perché fino a questo momento non sono in regola con la nuova disciplina.

Per quanto concerne invece le cooperative sociali (costituite ai sensi della legge 381/1991), esse non sono tenute ad effettuare alcun adeguamento statutario, dal momento che le cooperative sociali sono imprese sociali di diritto (cfr. in questo senso la Circolare del MISE n. 3711/C del 2 gennaio 2019 e la nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in data 22 febbraio 2018).

Particolare, in questo quadro, è la posizione degli enti ecclesiastici (ovvero, come li chiama il legislatore della riforma del terzo settore, degli enti religiosi civilmente riconosciuti). Tali enti non sono di per sé enti del terzo settore, sicché ovviamente essi non hanno, in quanto tali, alcun dovere di adeguarsi alla riforma. Tuttavia, qualora tali enti abbiano costituito e registrato un “ramo ONLUS”, ai sensi dell’art. 10, comma 9, d.lgs. 460/1997, oppure un “ramo Impresa Sociale”, ai sensi dell’abrogato art. 1, comma 3, d.lgs. 155/2016, deve ritenersi che l’obbligo di adeguamento dei loro “rami” sussista. Obbligo da adempiersi entro il 2 agosto 2019 nel caso di “ramo ONLUS”, e che doveva adempiersi entro il 18 gennaio 2019 (dunque già scaduto) nel caso di “ramo Impresa Sociale”.

B) Il secondo tema è quello del “cosa” fare e “come” farlo.

Entro il 2 agosto 2019, gli enti obbligati (cioè ODV, APS ed ONLUS, nonché gli enti ecclesiastici che abbiano costituito un “ramo ONLUS”) sono tenuti a modificare il proprio statuto (gli enti ecclesiastici il “regolamento” del ramo) in modo tale da adeguarlo alla nuova disciplina del terzo settore. Le modifiche statutarie, com’è noto, richiedono una delibera dell’assemblea degli associati che le approvi e le adotti. Usualmente l’assemblea che approva le modifiche è un’assemblea “straordinaria” perché per essa, in considerazione dell’oggetto “straordinario” su cui è chiamata a deliberare, la legge e gli statuti richiedono maggioranze “rafforzate” rispetto all’assemblea “ordinaria”, che è invece chiamata ad esprimersi su vicende “ordinarie” come la nomina degli amministratori o l’approvazione del bilancio annuale. Tuttavia, l’art. 101, comma 2, CTS, consente agli enti obbligati ad adeguare i loro statuti entro il 2 agosto 2019 di deliberare le modifiche con assemblea “ordinaria”. L’assemblea ordinaria è possibile, pero, soltanto in presenza di due condizioni:

– che la delibera avente ad oggetto le modifiche sia adottata entro il 2 agosto 2019, e

– che, come stabilisce l’art. 101, comma 2, CTS, le modifiche siano necessarie per adeguare gli statuti “alle nuove disposizioni inderogabili” oppure per introdurre in essi “clausole che escludono l’applicazione di nuove disposizioni derogabili mediante specifica clausola statutaria”.

Ne consegue che, da un lato, superato il termine del 2 agosto 2019, non sarà più possibile adeguare gli statuti mediante assemblea ordinaria; dall’altro lato, anche prima del 2 agosto 2019, sarà comunque necessaria una delibera di assemblea straordinaria se si approvano modifiche diverse da quelle di cui all’art. 101, comma 2, cioè modifiche non obbligatorie (per conformare lo statuto a norme imperative o cogenti di legge) o non necessarie ad evitare l’applicazione di nuove norme (dispositive o suppletive) del Codice del terzo settore. Per fare alcuni esempi, l’introduzione dell’acronimo “APS” nella denominazione di un’associazione iscritta nei registri di cui alla legge 383/2000 potrà farsi con assemblea ordinaria entro il 2 agosto 2019; mentre il cambiamento della sede legale in un diverso comune dovrà sempre farsi con assemblea straordinaria, anche se operato in concomitanza con le modifiche rese necessarie dalla riforma del terzo settore e prima del 2 agosto 2019.

Non è sempre vero che l’eventuale delibera richieda l’intervento del Notaio. Così è solo nel caso in cui l’ente che debba modificare lo statuto sia un ente (già) dotato di personalità giuridica, cioè iscritto nel registro prefettizio o in quello regionale delle persone giuridiche, istituiti ai sensi del d.P.R. 361/2000. In tal caso, peraltro, le modifiche statutarie dovranno anche essere approvate dall’autorità pubblica competente (prefettura o Regione, a seconda del registro in cui l’ente sia iscritto). Non è necessario, però, che tale approvazione pervenga prima del 2 agosto 2019 (poiché quel che è sufficiente è che la modifica sia deliberata dall’assemblea prima di tale termine).

Nel caso di enti iscritti nell’anagrafe delle ONLUS, le modalità di adeguamento statutario sono più particolari alla luce del fatto che la disciplina ONLUS è ancora in vigore (sarà abrogata solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello di operatività del RUNTS: se dunque il RUNTS sarà operativo nel 2020, la disciplina ONLUS perderà efficacia dal 1° gennaio 2021). L’Agenzia delle Entrate, in un appuntamento con il “Telefisco” del febbraio 2019, ha chiarito che tali enti devono adeguarsi alla riforma del terzo settore entro il 2 agosto 2019, ma devono subordinare l’efficacia delle modifiche statutarie alla decorrenza del termine di cui all’art. 104, comma 2, CTS, cioè “al periodo di imposta successivo all’autorizzazione della Commissione europea di cui all’articolo 101, comma 10, e, comunque, non prima del periodo di imposta successivo a quello di operatività del predetto Registro”.

La delibera dell’assemblea dovrà quindi essere successivamente registrata presso l’Agenzia delle Entrate. A tal riguardo, si fa presente che gli enti obbligati – in forza del combinato disposto degli articoli 82, commi 2 e 5, e 101, comma 2, CTS – godono dell’esenzione dall’imposta di registro e dall’imposta di bollo.

Necessaria sarà inoltre la trasmissione del modello EAS all’agenzia delle Entrate, dal momento che tale obbligo di presentazione è ancora in vigore per gli enti del terzo settore (la sua abrogazione, prevista dall’art. 94, comma 4, CTS, avverrà solo quando il RUNTS diventerà operativo).

C) Quali conseguenze seguono all’eventuale mancato rispetto del termine del 2 agosto 2019?

L’obbligo di adeguamento è un obbligo di legge dalla cui violazione deriva un’irregolarità dell’ente rispetto alla nuova disciplina che potrebbe anche incidere sul mantenimento della qualifica di ente del terzo settore in capo all’ente non ottemperante (e dunque sulla conservazione della sua iscrizione nei registri ONLUS, ODV e APS). Di certo v’è che, superato il 2 agosto 2019, non sarà più possibile per gli enti modificare gli statuti con delibera di assemblea ordinaria. Non dovrebbe invece perdersi il beneficio fiscale dell’esonero dall’imposta di registro se le modifiche statutarie intervengono dopo il 2 agosto 2019, ma opportuna cautela impone di rispettare quest’ultimo termine anche per poter con certezza usufruire di questa agevolazione.

D) Per approfondire il tema è necessaria la lettura della Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 20 del 27/12/2018. Di specifico interesse sono anche la Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 158/E del 21/12/2017 e lo studio del Consiglio Nazionale del Notariato n. 72-2018/T del 15/6/2018 intitolato La tassazione degli atti degli enti del terzo settore (ETS): le imposte indirette, nonché la Circolare del MISE n. 3711/C del 2 gennaio 2019 e la nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in data 22 febbraio 2018. Per un inquadramento generale della riforma del terzo settore, si rinvia al volume La riforma del terzo settore e dell’impresa sociale. Una introduzione, a cura di Antonio Fici, edito dalla Editoriale Scientifica, Napoli, 2018.

Antonio Fici

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