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Terzo settore

Rapporto World Cooperative Monitor, uno sguardo sul fenomeno cooperativo

Felice Scalvini

Come ogni anno Euricse, partner di questo Osservatorio e oggi il più accreditato centro studi mondiale in materia di cooperative, ha pubblicato il World Cooperative Monitor (WCM). Si tratta di un rapporto, giunto alla settima edizione e redatto d’intesa con l’ICA – International Cooperative Alliance, che raduna 312 organizzazioni cooperative di 109 paesi – in grado di offrire uno sguardo unico e impressionante sul panorama mondiale del fenomeno cooperativo. Vi sono, infatti, censite e comparate (dati 2016) le più grandi cooperative presenti sul pianeta.

 

Grandi quanto? Chi crede che l’esperienza cooperativa sia da ricondurre a dimensioni medio-piccole, quando non micro, troverà nel WCM sorprese clamorose. La cooperativa più grande al mondo – il Groupe Crédit Agricole, prima banca francese, con un giro d’affari di oltre 90 miliardi di dollari – guida un nutrito gruppo di realtà operanti in settori diversi: banche e assicurazioni, grande distribuzione, servizi, commercializzazione di prodotti agricoli, sanità, manifattura, distribuzione energia elettrica e altro ancora. Il giro d’affari aggregato complessivo delle 300 più grandi (la library di Euricse ne contiene oltre 1200) si attesta oltre i 2.000 miliardi di dollari.

 

La grande dimensione non è dunque estranea al fenomeno cooperativo. Anzi, la comparazione con i dati delle rilevazioni precedenti mostra una costante e significativa crescita di pressoché tutte la realtà. La verità è che nessuna forma d’impresa presenta la duttilità della cooperativa. Sotto tutte le latitudini, in tutte le fasi di sviluppo economico, in pressoché ogni settore dell’attività umana. Laidlaw, nel suo famoso Rapporto ricordava che soltanto le ferrovie non hanno mai sperimentato una forma di gestione cooperativa. Grazie al fatto di essere svincolata dal dominio del capitale, la cooperativa è in grado di determinare un equilibrio ottimale tra i soggetti di volta in volta proprietari dell’azienda (lavoratori, fornitori, clienti) e gli altri fattori indispensabili allo sviluppo, nel lungo periodo, dell’impresa. E questo la rende adattabile a qualsiasi condizione.

 

Nel gruppo delle prime trecento realtà esaminate dal WCM troviamo anche Cattolica Assicurazioni, unica cooperativa italiana di assicurazione in un panorama mondiale ricchissimo di soggetti che operano in questo settore. Compare al 92° posto della graduatoria generale per giro d’affari ed al 35° di quella specifica delle assicurazioni.

 

Oltre al dato economico, il WCM compie anche un interessante approfondimento riguardo al contributo che le imprese analizzate stanno dando al programma di Sviluppo Sostenibile lanciato dalle Nazioni Unite con gli Obiettivi dell’Agenda 2030. Ciò che emerge dai dati delle rendicontazioni sociali e dalle storie emblematiche di alcune di queste imprese è che si tratta di un profilo da sempre presente nel DNA delle imprese cooperative. Lo sottolinea anche Enrico Giovannini – ex presidente dell’Istat e ministro, e oggi portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile – nell’intervista contenuta nel Rapporto.

 

Un ulteriore buon motivo per promuovere l’esperienza delle cooperative che insieme alle realtà del Terzo settore compongono la galassia dell’Economia Sociale. Uno spazio economico e sociale del cui impatto, quantitativo e qualitativo, vi sarà sempre più bisogno per affrontare le sfide del futuro.

 

Felice Scalvini

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