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Terzo settore

Rapporto cooperazione. Rilevanza del fenomeno, dinamiche e sviluppi

Felice Scalvini

Dopo lo sguardo globale del “Word cooperative monitor”, di cui abbiamo parlato in una nota precedente, EURICSE, centro studi partner dell’Osservatorio di Cattolica, ha focalizzato la propria attenzione sulle cooperative del nostro Paese e, grazie ad un accordo con l’ISTAT, ha svolto una ricerca su “Struttura e performance delle cooperative italiane”(anno 2015), producendo un interessante rapporto di ricerca, presentato il 25 gennaio scorso a Roma, presso la sede dell’Istituto di statistica.

 

Quella della cooperazione è un’area di particolare rilievo: si affianca a quella del Terzo settore (sovrapponendosi ad essa per quanto concerne le cooperative sociali) e risulta importante conoscerla per almeno due ordini di motivi. Il primo potremmo definirlo “ambientale”: avere una completa percezione di cosa e come, complessivamente, si sta muovendo nello spazio sociale ed economico, che si trova tra l’area pubblica e quella privata profit, può aiutare a meglio comprendere le dinamiche del Terzo settore. Il secondo è di natura “istituzionale”: va infatti ricordato che, secondo l’impostazione dell’UE, cooperazione e Terzo settore vanno insieme a costituire l’ampio universo economico e sociale definito come “Economia sociale”, rispetto al quale è quindi opportuno sempre meglio sintonizzarsi.

 

Vari i dati interessanti che emergono dal Rapporto (scaricabile integralmente qui, dal sito dell’ISTAT). Innanzitutto la rilevanza del fenomeno cooperativo: con 59.020 imprese, oltre 26 miliardi di valore aggiunto e 1.200.000 addetti, esso – soprattutto nelle regioni di storico insediamento (Emilia Romagna e Trentino), ma anche in altri territori, come Umbria e Sardegna – rappresenta una quota significativa dell’economia di quei territori. Un comparto che, pur in costante evoluzione, non ha smesso di crescere in tutti questi anni e che ha dimostrato una particolare resilienza anche nel periodo di più grave crisi, generando nuovi posti di lavoro anche quando il resto delle imprese riduceva pesantemente l’occupazione. In proposito appaiono interessanti le caratteristiche dell’occupazione: nella quasi totalità a tempo indeterminato, con prevalenza femminile e una significativa quota di under 35.

 

Il rapporto dedica poi due capitoli ad approfondire in uno le caratteristiche e le dinamiche dei Gruppi cooperativi e nell’altro la propensione alla innovazione, raffrontata con quella delle altre imprese. Riguardo a quest’ultimo tema emerge un quadro chiaroscurale, con un significativo gap che interessa soprattutto le imprese dai 30 addetti in su ed appare rilevante soprattutto riguardo alla digitalizzazione, diversamente da quanto emerge per le imprese di taglia più piccola e per i profili di innovazione commerciale. Profili sicuramente interessanti che offrono la possibilità di approfondite riflessioni specifiche.

 

Nell’insieme una panoramica di grande interesse che potrà essere in futuro completata anche riguardo all’area del Terzo settore e poi costantemente aggiornata grazie alla convenzione di ricerca “Dimensioni, evoluzione e caratteristiche dell’economia sociale” stipulata tra Istat ed Euricse, con l’obiettivo di fornire un quadro statistico completo e aggiornato sull’universo dell’economia sociale.

 

Felice Scalvini

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