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Terzo settore

Pubblicate in Gazzetta Ufficiale le linee guida ministeriali sul bilancio sociale degli enti del Terzo settore

Antonio Fici

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con il decreto n. 161530 del 4 luglio 2019 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 186 del 9 agosto 2019), ha adottato le Linee Guida per la redazione del bilancio sociale degli enti del Terzo settore (ETS). In tal modo ha individuato la struttura e i contenuti di base che i bilanci sociali degli ETS dovranno avere.

 

L’atteso provvedimento è stato adottato ai sensi dell’art. 14, comma 1, del Codice del Terzo settore (CTS, d.lgs. 117/2017) e dell’art. 9, comma 2, del decreto in materia di impresa sociale (d.lgs. 112/2017), che appunto obbligano gli enti del Terzo settore (non tutti, come diremo) e le imprese sociali a redigere un bilancio sociale e successivamente a depositarlo presso il Registro unico nazionale del Terzo settore (che ancora non è però operativo) o presso il Registro delle imprese (per le imprese sociali e le cooperative sociali).

 

La finalità del bilancio sociale è quella di fornire (e rendere disponibili a tutti i potenziali interessati) informazioni aggiuntive sull’operato dell’ente rispetto a quelle già ricavabili dal suo bilancio d’esercizio e, in particolare, dalla relazione di missione, che ne costituisce parte integrante ed è deputata ad illustrare “le poste di bilancio, l’andamento economico e finanziario dell’ente e le modalità di perseguimento delle finalità statutarie” (art. 13, CTS). I dati raccolti consentono, inoltre, ai diversi stakeholder di valutare le attività dell’ente, la loro natura, nonché gli obiettivi e i risultati ottenuti.
Secondo le indicazioni contenute nel decreto ministeriale, il bilancio sociale dev’essere visto non soltanto nella sua “dimensione finale di atto”, ma anche nella sua “dimensione dinamica”, ovverosia quale capacità dell’ente di valutare il quadro delle proprie attività in un’ottica “sociale”, mediante il coinvolgimento dei diversi attori e interlocutori.

 

Non tutti gli enti del Terzo settore sono tenuti alla redazione del bilancio sociale. Lo sono soltanto:
– le imprese sociali, incluse le cooperative sociali (e i loro consorzi), e i gruppi di imprese sociali;

– gli enti del terzo settore con ricavi, rendite, proventi o entrate comunque denominate superiori a un milione di euro;

– i centri di servizio per il volontariato (CSV), ovvero gli enti che sono stati istituiti come CSV secondo la procedura disciplina dal Codice.
 

Ovviamente, nulla impedisce agli enti del Terzo settore non obbligati alla redazione del bilancio sociale di redigerlo ugualmente, per fornire, ad esempio, ai loro potenziali stakeholder, utili elementi di valutazione sulla bontà del loro operato. In tal caso, naturalmente, potranno farlo in forma libera, ovverosia non adeguandosi alle linee guida ministeriali. Se fanno così, tuttavia, come il Ministero chiarisce, non potranno però utilizzare la dicitura “Bilancio sociale predisposto ai sensi dell’art. 14 del decreto legislativo n. 117/2017”.

 

Al di là dell’obbligo normativo, il bilancio sociale rappresenta per tutti gli enti che devono (o scelgono di) redigerlo un’opportunità utile al fine di diffondere informazioni sui risultati sociali, ambientali, economici e finanziari ad una pluralità di “destinatari”, che possono essere identificati non soltanto con gli stakeholder, ma anche con le istituzioni del territorio, potenziali donatori e con gli stessi associati e amministratori dell’ente, per valutare obiettivi programmati e risultati conseguiti.
Come specificato nelle linee guida, infatti, il bilancio sociale può costituire uno strumento utile anche alla compagine interna dell’ente: gli associati, attraverso la lettura del documento, potranno verificare l’operato degli amministratori, la qualità delle decisioni e degli obiettivi perseguiti; gli amministratori, invece, potranno “correggere/riprogrammare” le attività a breve/medio termine, confrontare i risultati ottenuti nel tempo e illustrarli a chi ha conferito loro l’incarico.
Ciò è tanto più vero se si considera che tra le numerose finalità che il decreto attribuisce al bilancio sociale v’è quella di “favorire processi partecipativi interni ed esterni all’organizzazione” e quella di “aprire un processo interattivo di comunicazione sociale”.
La valutazione di “impatto sociale” delle attività svolte sarà, poi, oggetto di apposite linee guida ministeriali, così come precisa lo stesso decreto ministeriale. La valutazione di “impatto sociale” è definita dalla legge delega (art. 7, comma 3, L. 106/2016) come una “valutazione qualitativa e quantitativa sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento rispetto all’obiettivo individuato”.

 

Il decreto ministeriale fornisce anche una serie di principi per la redazione del bilancio sociale, che mirano a rendere il documento chiaro, comprensibile e, soprattutto, veritiero.
L’osservanza di tali principi è stata semplificata attraverso l’illustrazione, nel medesimo decreto, della struttura e del contenuto che dovrà avere il documento.

Esso dovrà essere suddiviso nelle seguenti sezioni:
1. Metodologia adottata per la redazione del bilancio sociale;

2. Informazioni generali sull’ente;

3. Struttura, governo e amministrazione;

4. Persone che operano per l’ente;

5. Obiettivi e attività;

6. Situazione economico-finanziaria;

7. Altre informazioni;

8. Monitoraggio svolto dall’organo di controllo.

Il decreto definisce, per ciascuna sezione, quali sono i contenuti da inserire.

 

In particolare, nelle prime quattro sezioni, l’ente dovrà inserire tutte le informazioni inerenti la metodologia di rendicontazione utilizzata, quelle riguardanti l’ente, la governance e l’indicazione delle “persone” che operano al suo interno, vale a dire le tipologie, la consistenza e la composizione del personale che, effettivamente, ha operato per l’ente stesso, distinguendo il personale retribuito da quello volontario.
Nella sezione dedicata agli “obiettivi e attività”, il decreto stabilisce che occorre dar conto di tutte quelle informazioni “qualitative” e “quantitative” sulle azioni realizzate nelle diverse aree di attività, indicando i beneficiari diretti e indiretti, gli “output risultanti dalle attività poste in essere” e, se ciò è possibile, “sugli effetti di conseguenza prodotti sui principali portatori di interessi”.
Agli enti filantropici, in ragione della natura dell’attività svolta, si applica l’art. 39 CTS, secondo cui “il bilancio sociale degli enti filantropici deve contenere l’elenco e gli importi delle erogazioni deliberate ed effettuate nel corso dell’esercizio, con l’indicazione dei beneficiari diversi dalle persone fisiche”. Nella sezione in esame, il bilancio sociale dell’ente filantropico dovrà contenere l’elenco e gli importi delle erogazioni deliberate ed effettuate nel corso dell’esercizio, “con l’indicazione dei beneficiari diversi dalle persone fisiche, numero dei beneficiari persone fisiche, totale degli importi erogati alle persone fisiche”.

La sezione dedicata alla “situazione economico-finanziaria” dovrà contenere, invece, informazioni sulla provenienza delle risorse economiche, distinguendo i contributi pubblici e privati eventualmente ricevuti. In tale sezione dovranno essere inserite anche specifiche informazioni sulle attività di raccolta fondi, le finalità delle raccolte effettuate e le eventuali criticità di gestione segnalate dagli amministratori dell’ente.
“Altre informazioni” è, invece, la sezione dedicata alla raccolta di informazioni di tipo ambientale, di dati di natura non finanziaria, per tali intendendosi, ad esempio, gli aspetti di natura sociale, di lotta alla corruzione, rispetto dei diritti umani, e le indicazioni su eventuali contenziosi e controversie in corso, rilevanti ai fini della rendicontazione sociale.
 
Il “monitoraggio” affidato all’organo di controllo dell’ente, di cui si dovrà dare conto nella sezione n. 8, si sostanzia nella verifica:
1. per le imprese sociali, delle modalità di svolgimento e del tipo di attività d’impresa svolta, dell’osservanza delle disposizioni in materia di “assenza di scopo di lucro” e “distribuzione degli utili” e delle forme di coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti direttamente interessati alle attività;

2. per gli enti diversi dalle imprese sociali, delle modalità di svolgimento delle attività di interesse generale, del perseguimento dell’assenza dello scopo di lucro, degli obblighi di destinazione del patrimonio dell’ente e, con riferimento alle attività di raccolta fondi, dell’osservanza dei principi di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e il pubblico.

 

L’organo di controllo, oltre ai compiti di monitoraggio sopra elencati, dovrà attestare che il bilancio sociale sia stato redatto in conformità alle linee guida contenute nel decreto ministeriale.
Il bilancio sociale dovrà poi essere approvato dall’organo individuato nello statuto dell’ente. Gli enti “obbligati” alla redazione del documento dovranno provvedere, entro il 30 giugno di ogni anno, al deposito del documento presso il registro unico nazionale del Terzo settore o, nel caso delle imprese sociali, presso il registro delle imprese, curandone anche la pubblicazione sul sito internet dell’ente o, in alternativa, qualora ne siano sprovvisti, su quello della rete associativa alla quale aderiscono.
Il decreto ministeriale ha, inoltre, chiarito che le imprese sociali costituite nelle forme di cui al libro V del codice civile, tenute al deposito del bilancio di esercizio presso il registro delle imprese entro trenta giorni dalla data del verbale di approvazione (art. 2435 del codice civile), che possono, secondo quanto previsto dalle normative proprie delle loro tipologie societarie, effettuare il deposito del bilancio di esercizio successivamente al 30 giugno, “potranno depositare il bilancio sociale entro la medesima scadenza consentita dalla legge per il deposito del bilancio di esercizio, per ragioni di semplificazione procedimentale”.
Il bilancio sociale dovrà, infine, essere pubblicato sul sito internet dell’ente e sugli altri “canali digitali”, in osservanza dei criteri di accessibilità e pronta reperibilità delle informazioni, ad esempio creando, come riportato nel decreto, una pagina web o una sezione dedicata.

 

Le disposizioni del decreto, così come prevede l’art. 3, si applicheranno a partire dalla redazione del bilancio sociale relativo al primo esercizio successivo a quello in corso alla data della pubblicazione, avvenuta, come già anticipato, lo scorso 9 agosto 2019. Dunque, il bilancio sociale conforme alle linee guida dovrà essere redatto per la prima volta nel 2021 con riferimento all’esercizio 2020. Per le imprese sociali, invece, già obbligate alla redazione del bilancio sociale sulla base delle linee guida definite con decreto del Ministro della solidarietà sociale del 24 gennaio 2008, esse rimarranno obbligate alla redazione del bilancio sociale secondo quest’ultimo decreto fino al 2021, anno a partire dal quale dovranno osservare le “nuove” linee guida (cessando l’efficacia del d.m. del 2008).

 

Antonio Fici

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