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Terzo settore

Nuove istituzioni per le comunità del futuro

Felice Scalvini

L’11 e il 12 ottobre scorso le Fondazioni di Comunità italiane si sono ritrovate a Brescia per la loro Convention annuale.
S’è trattato di un incontro di grande interesse, soprattutto per la ricchezza, la complessità e il dinamismo che questo fenomeno, pur abbastanza recente, sta dimostrando.
Dalle prime esperienze pilota promosse da fondazione Cariplo, ormai quasi vent’anni or sono, si sta assistendo, nel corso degli ultimi anni, ad un proliferare costante del fenomeno, che conta ormai quasi quaranta realtà operanti nel paese più cinque in avanzata gestazione.
Non solo moltiplicazione peraltro, ma, in molti casi, diversificazione.
Come emerge anche dai confronti internazionali, le Fondazioni di Comunità sono portate naturalmente a confezionare una specie di abito su misura per i territori di riferimento. Comunità urbane e rurali, evolute o in via di trasformazione, omogenee o caratterizzate da forti diversità culturali ed etniche: tutte possono cercare un modo, per certi versi diverso, per altri uguale, di ritrovarsi intorno ad una propria fondazione.
Le comunità sono come le persone: tutte con elementi simili, ma senza che qualcuna sia esattamente uguale a qualcun altra. Tutte però hanno bisogno di tessuto connettivo, di fattori di integrazione, di occasioni perché le diverse persone che in esse vivono e le organizzazioni che vi operano abbiano la possibilità di conoscersi, di specchiarsi l’una nell’altra, di individuare, anche solo per frammenti, qualche progetto da condividere, qualche visione comune a cui aderire. Senza tutto ciò, non c’è comunità.
Questo è sempre avvenuto nel corso della storia del nostro Paese: i campanili, i municipi, le piazze, i mercati, le scuole, le associazioni, i partiti, i distretti industriali, i sindacati, tutti i luoghi e le forme dell’agire comune che, nel corso della storia, sono nate e si sono modificate e spesso rigenerate su nuove basi, hanno costruito quello che oggi siamo. Hanno rappresentato il micelio diffuso, indispensabile per una buona convivenza e un soddisfacente progresso non solo economico, ma culturale, civile, spirituale.
Oggi queste istituzioni risultano spesso in crisi di fronte alle sfide e alle trasformazioni generate dalla modernità. Come in ogni epoca, molte cose cambiano, tramontano e nascono dentro le comunità. Talvolta gli esiti di questi processi sono positivi, talaltra si determinano stasi, involuzioni e talvolta addirittura tragiche regressioni. Le forze che intrecciano le comunità si perdono o assumono connotati negativi: saltano i meccanismi che permettono alle persone e alle organizzazioni di sintonizzarsi, vivere e operare bene insieme, esplodono i conflitti.
Per questo è necessario lavorare per tempo e costantemente alla costruzione di anticorpi positivi rispetto ai germi distruttivi che ogni comunità, in misura più o meno consistente, conserva al proprio interno. Questi anticorpi sono rappresentati soprattutto da organizzazioni e istituzioni fondate su valori positivi, da modalità di lavoro evolute, coerenti con le caratteristiche dei contesti di riferimento e al passo con i tempi.
Le Fondazioni di Comunità italiane che si sono incontrate a Brescia hanno dimostrato di essere sulla buona strada. Di poter raccogliere e introdurre in modo stabile spinte positive all’interno delle loro comunità e di favorire l’approccio alle trasformazioni che il nostro tempo propone. Soprattutto si incomincia a intravedere come tutto ciò possa divenire, nel tempo, un vero e proprio “disegno paese”, grazie anche all’azione che Assifero, la loro associazione di riferimento, sta conducendo con determinazione.
Una azione che il nostro Osservatorio propone come stimolo a tutte le comunità locali. Si tratta di una opportunità che prima sarà colta, prima produrrà i risultati che ovunque, le oltre 3000 fondazioni di comunità, sparse in tutto il mondo, hanno saputo generare.

 

Felice Scalvini

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