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Terzo settore

Novità per gli enti del Terzo settore dal decreto crescita: proroga del termine di adeguamento alla riforma e non solo…

Antonio Fici

Lo scorso giovedì 27 giugno 2019, il Senato, con 158 voti favorevoli, 104 contrari e 15 astenuti, rinnovando la fiducia al Governo, ha approvato in via definitiva la legge di conversione, con modificazioni, del decreto legge n. 34, recante misure urgenti di crescita economica, nel testo approvato dalla Camera dei deputati (c.d. decreto “crescita”).
Il decreto “crescita” presenta significative novità per gli enti del Terzo settore, introdotte soprattutto nella fase di sua conversione in legge.

 

I) La prima novità, quella di maggiore importanza ed urgenza, attiene al termine di adeguamento degli statuti alla nuova disciplina del Terzo settore.
Più precisamente, l’art. 43, comma 4-bis, del decreto, presenta la seguente disposizione: “In deroga a quanto previsto dall’articolo 101, comma 2, del codice del Terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, i termini per l’adeguamento degli statuti delle bande musicali, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale sono prorogati al 30 giugno 2020. Il termine per il medesimo adeguamento da parte delle imprese sociali, in deroga a quanto previsto dall’articolo 17, comma 3, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112, è differito al 30 giugno 2020”.
Il “fatidico” termine di cui all’art. 101, comma 2, del Codice del Terzo settore – cioè il 2 (o 3) agosto 2019 – è stato dunque prorogato da questa disposizione al 30 giugno 2020. Per gli adeguamenti delle imprese sociali, invece, il termine di adeguamento è stato di fatto “riaperto” poiché era già scaduto il 19 febbraio del 2019. Anche per le imprese sociali, tale termine coincide adesso con il 30 giugno 2020.
Dopo aver ricordato che questa norma dovrebbe applicarsi soltanto ed esclusivamente agli enti del Terzo settore costituiti prima del 3 agosto 2017, cioè prima dell’entrata in vigore del Codice del Terzo settore, e alle imprese sociali costituite prima del 20 luglio, cioè prima dell’entrata in vigore del d.lgs. 112/2017, ci sentiamo comunque di suggerire agli ETS e alle imprese sociali da essa interessati di adeguarsi alla nuova normativa il più presto possibile, senza necessariamente attendere il 30 giugno 2020, soprattutto qualora l’adeguamento alla nuova normativa non presenti per loro particolari difficoltà o il compimento di chissà quali scelte. Adeguandosi, gli enti si porranno in regola con la nuova normativa del Terzo settore e non andranno incontro a nessuna potenziale conseguenza negativa (in sede di eventuali controlli). Essi, per di più, potranno avvantaggiarsi dell’intervenuto adeguamento in sede di “trasmigrazione” nel Registro unico, se davvero essa avverrà nel marzo del 2020, come sembra dalle notizie che circolano a tal riguardo.

 

II) La seconda rilevante novità riguarda gli obblighi di trasparenza relativi alla pubblicazione di somme ricevute da enti pubblici, poiché il decreto “crescita” ha ampiamente modificato i commi 125-129 dell’articolo 1 della legge 4 agosto 2017, n. 124, che tali obblighi avevano per la prima volta introdotto.
È stato innanzitutto modificato il termine entro il quale la pubblicazione va effettuata: adesso è il 30 giugno di ogni anno (con riferimento ai contributi ricevuti l’anno precedente), mentre prima era il 28 febbraio. Gli enti che non avessero ancora effettuato la pubblicazione dovuta potrebbero dunque mettersi in regola al più presto.
In secondo luogo, quanto all’oggetto, devono essere pubblicate soltanto le informazioni relative a sovvenzioni, sussidi, vantaggi, contributi o aiuti, in denaro o in natura, ricevuti da pubbliche amministrazioni, sempre che: a) non abbiano carattere generale; b) non abbiano natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria; c) siano di importo non inferiore a 10.000 € (quest’ultima soglia è rimasta invariata).
Quanto alle modalità di pubblicazione, i soggetti che svolgono attività commerciali devono dare conto di questi contributi nella nota integrativa al proprio bilancio ovvero nel proprio sito Internet o in analoghi portali digitali qualora redigano il bilancio in forma abbreviata ai sensi dell’art. 2435-bis del codice civile (o siano comunque non tenuti alla redazione della nota integrativa al bilancio). Tutti gli altri soggetti obbligati devono pubblicarli nel proprio sito Internet o in analoghi portali digitali. Una regola particolare vale per le cooperative sociali che svolgono attività a favore degli stranieri: esse sono altresì tenute a pubblicare trimestralmente nei propri siti internet o portali digitali l’elenco dei soggetti a cui sono versate somme per lo svolgimento di servizi finalizzati ad attività di integrazione, assistenza e protezione sociale.
Cambia la sfera degli obbligati: sono le associazioni e le fondazioni (incluse quelle del Terzo settore), le ONLUS, ed alcune cooperative sociali, cioè quelle che svolgono attività a favore degli stranieri di cui al d.lgs. 286/1998. Quanto agli enti del Terzo settore, sono dunque escluse non solo le cooperative sociali che svolgono attività diverse da quella sopra indicata, ma anche, più in generale, tutte le altre imprese sociali in forma societaria (le imprese sociali in forma di associazione e di fondazione dovrebbero invece ritenersi tenute alla pubblicazione).
Rinnovata infine anche la disciplina delle sanzioni, prima lacunosa: si prevede infatti adesso che, a partire dall’1 gennaio 2020, l’inosservanza degli obblighi comporta una sanzione pari all’1 per cento degli importi ricevuti con un importo minimo di 2.000 euro, nonché la sanzione accessoria dell’adempimento agli obblighi di pubblicazione. Decorsi 90 giorni dalla contestazione senza che il trasgressore abbia ottemperato agli obblighi di pubblicazione e al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria, si applica la sanzione della restituzione integrale del beneficio ai soggetti eroganti. Le sanzioni sono irrogate dalle pubbliche amministrazioni che hanno erogato il beneficio oppure dall’amministrazione vigilante o competente per materia.

 

III) La terza novità di rilievo concerne sempre la materia della trasparenza ed ha a che fare con gli stringenti obblighi di pubblicazione nascenti dalla c.d. “spazzacorrotti”, che aveva finito per equiparare ai partiti politici tutte le associazioni e fondazioni, sol che fosse accertato un loro qualche “collegamento” con la persona di un politico o ex-politico, incluse le associazioni e le fondazioni del Terzo settore, su cui già gravano numerosi obblighi di trasparenza per effetto della nuova normativa.
Il provvedimento aveva suscitato molto clamore e preoccupazione nel mondo del Terzo settore. Ma il pericolo è rientrato perché appunto il decreto “crescita” ha adesso espressamente escluso gli enti del Terzo settore (nonché le fondazioni, le associazioni, i comitati appartenenti alle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese) dall’ambito di applicazione del d.l. 149/2013 (convertito dalla legge 13/2014). Al suo articolo 5 è stato infatti aggiunto un comma 4-bis del seguente tenore: “Il comma 4, lettera b), non si applica agli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale di cui all’articolo 45 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117. Il comma 4, lettera b), non si applica altresì alle fondazioni, alle associazioni, ai comitati appartenenti alle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese”.
Una successiva disposizione del d.l. “crescita” opportunamente chiarisce che “Fino all’operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore di cui all’articolo 45 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, il requisito dell’iscrizione nel predetto registro previsto dall’articolo 5, comma 4-bis, del decreto-legge 28 dicembre 2013, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 13, s’intende soddisfatto con l’iscrizione in uno dei registri previsti dalle normative di settore, ai sensi dell’articolo 101, comma 3, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117”. Tali registri transitoriamente “equipollenti” sono i registri (regionali) delle ODV, i registri (regionali e nazionale) delle APS e l’anagrafe delle ONLUS.

 

IV) Un’ultima novità, di rilevanza ancora più generale, riguarda le modifiche apportate all’art. 89, comma 4, del Codice del Terzo settore, che a sua volta aveva modificato l’art. 148, comma 3, TUIR. L’art. 14 del d.l. “crescita” sostanzialmente ripristina la vecchia formulazione dell’art. 148, comma 3, aggiungendo una nuova categoria di soggetti tra i potenziali beneficiari della decommercializzazione dei corrispettivi specifici previsti da questa disposizione. In sostanza oggi, l’art. 148, comma 3, TUIR, si applica ad “associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, sportive dilettantistiche, nonché alle strutture periferiche di natura privatistica necessarie agli enti pubblici non economici per attuare la funzione di preposto a servizi di pubblico interesse”.

 

Antonio Fici

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