NON LOGGATO

Login




Terzo settore

Non si arresta la crescita del Terzo settore

Felice Scalvini

La lunga marcia del Terzo settore non accenna a rallentare, anzi, pare in ulteriore accelerazione. Lo certificano i dati dell’ISTAT del censimento permanente degli enti non profit relativi all’anno 2017, recentemente presentati.

 

Rispetto all’anno precedente, il 2016, le organizzazioni non profit sono cresciute di oltre 14.000 unità, passando da 336.225 a 350.492, mentre gli occupati sono passati da 812.706 a 844.775 con un incremento di oltre 32.00 addetti. Si tratta di numeri quanto mai significativi, soprattutto se comparati ai dati riguardanti il sistema complessivo delle imprese. Il non profit, che nel 2001 rappresentava il 5,8 % delle imprese e il 4,8% degli addetti, è ora salito rispettivamente all’8 e al 7 per cento. Una escalation che ha attraversato il boom dei primi anni 2000, la crisi successiva al 2008 e gli attuali anni di modestissimo sviluppo, senza mai presentare significative flessioni. Una dinamica che tutto fa presagire possa continuare nei prossimi anni, grazie anche alla spinta che giungerà dalla entrata a regime del Codice del Terzo settore.

 

Quali le ragioni di questo fenomeno? Credo siano principalmente tre.
Innanzitutto le organizzazioni del non profit operano in settori che hanno visto in questi anni un significativo sviluppo. I servizi sociali, la cultura, l’ambiente, la gestione di strutture sociosanitarie, e nel complesso pressoché tutti gli ambiti di attività elencati all’art. 5 del Codice, hanno visto e presumibilmente continueranno a vedere un importante proliferare di iniziative e attività. Sono gli spazi economici e operativi legati all’emersione di nuovi bisogni esistenziali e sociali. Bisogni che, con molta probabilità, l’evoluzione demografica, culturale e degli stili di vita continuerà ad alimentare, mantenendo alta la possibilità di espansione della domanda di servizi.

 

A fronte di questa evoluzione il mondo del Terzo settore è stato protagonista dello sviluppo di un’offerta innovativa di proposte, servizi, prestazioni che hanno aiutato i bisogni a trasformarsi in domanda sociale ed economica, producendo la nascita di nuovi mercati e quindi lo spazio per sempre più imprese. Imprese però caratterizzate da un nuovo e diverso approccio: per l’appunto “imprese sociali”, anche se ancora, in molti casi, non legalmente costituite in tale forma. La straordinaria success story imprenditoriale della cooperazione sociale ne costituisce la vicenda emblematica.

 

Il terzo elemento è rappresentato dalla specificità sociale, organizzativa ed economica collegata a questa effervescenza. Il Terzo settore ha creato organizzazioni in grado di integrare risorse che altrimenti rimarrebbero inutilizzate. E, integrandole, le ha rese fattore di sviluppo sociale ed economico, soprattutto per quanto concerne la creazione di nuove opportunità di lavoro. Il volontariato, a dispetto di ricorrenti e disinformate affermazioni polemiche, circa la sottrazione di posti di lavoro che determinerebbe, ha rappresentato una straordinaria leva per la creazione di nuovi posti di lavoro nel Terzo settore, apportando gratuitamente le risorse per migliaia di start up sociali, che poi, col tempo, si sono consolidate procedendo all’assunzione di collaboratori stipendiati. Allo stesso modo, il fundraising, la partecipazione dei beneficiari, l’avviamento al lavoro di persone svantaggiate (le pietre scartate dai costruttori di aziende normali) hanno rappresentato e continuano a rappresentare risorse inconsuete per le imprese che, tuttavia, il non profit ha saputo integrare entro una formula produttiva sempre più solida e diffusa.
Per tutti questi motivi, i dati ISTAT non rappresentano una sorpresa, né lo saranno i dati futuri quando continueranno, anche nei prossimi anni, a presentare il segno più.
 

Felice Scalvini

Vedi anche

Lezioni dai “Tre Nobel per l’economia”: verso l’approccio concreto

Felice Scalvini

ODV, APS e ONLUS tra adeguamento degli statuti e Registro Unico

Giovanni Giudetti

Adottate le linee guida ministeriali per la valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore

Antonio Fici

Verso “COP 26”

Felice Scalvini

Terzo settore: stato dell’arte e nuove prospettive

Giovanni Giudetti