NON LOGGATO

Login




Terzo settore

Lezioni dai “Tre Nobel per l’economia”: verso l’approccio concreto

Felice Scalvini

Il premio Nobel per l’economia attribuito quest’anno a Duflo, Kremer, Banerjee dovrebbe far riflettere chi oggi si occupa di politiche sociali, soprattutto nell’ambito del Terzo settore. Il riconoscimento attribuito ai tre studiosi premia infatti l’approccio concreto, competente e rigoroso che ha caratterizzato il loro lavoro volto a combattere la povertà. La scelta da loro compiuta è stata infatti quella di dedicarsi all’analisi di microinterventi concreti, volti a migliorare la salute, l’alfabetizzazione, le capacità economiche e in generale le condizioni di vita delle persone più povere, comparandone i risultati e gli effetti, al fine di stabilire quali azioni, di volta in volta, possano risultare più efficaci.

 

Nel corso degli anni ’90 fu Kremer ad avviare i primi studi, occupandosi in Kenya del problema della alfabetizzazione dei bambini. Individuò un gruppo ben definito di scuole, il più possibile simili e comparabili fra loro, e in modo casuale assegnò loro politiche differenti. Ad un gruppo fornì libri e materiale didattico addizionale in abbondanza, ad un secondo gruppo di scuole incentivi monetari per le famiglie che avessero mandato i bambini a scuola con regolare frequenza, ad un terzo gruppo furono forniti dei kit per vaccinazioni contro infezioni intestinali. Dopo un certo periodo confrontò, sulla base dei medesimi indicatori (assenze scolastiche, livello di apprendimento, abbandono scolastico, …), la situazione delle diverse scuole, giungendo alla conclusione che, delle tre forme di intervento, quella più efficace era risultata essere la campagna di vaccinazione.

 

Sulla scia di Kramer, Duflo e Banerjee proseguirono con lo stesso impianto metodologico la valutazione di interventi realizzati soprattutto in India, proponendo, grazie ai loro studi, interessanti indicazioni per sviluppare politiche fondate soprattutto su interventi minuti, mirati ed effettivamente valutabili, ed offrendo dati e concrete osservazioni, spesso in alternativa o narrazioni, talvolta quasi mirabolanti. Particolarmente interessanti in proposito le pagine che Duflo dedica al microcredito, evidenziandone problemi e limiti e ridimensionando notevolmente la rappresentazione, quasi messianica, che ha accompagnato alcune esperienze.

 

Il problema della povertà è stato così scisso in molteplici e circoscritti aspetti, sui quali si è proceduto ad esperimenti ed analisi che hanno permesso di giungere a riscontri particolarmente utili circa l’efficacia delle iniziative messe in campo. Una particolarre attenzione è stata posta alla comparazione di situazioni e contesti effettivamente confrontabili, evitando l’errore, spesso compiuto, tanto dagli studiosi che dai policy makers, di prendere in considerazione con metriche univoche popolazioni decisamente diverse per condizioni culturali, ambientali, economiche. L’individuazione dei nessi casuali ben precisi, idonei a dare spiegazioni attendibili degli effetti, è frutto quasi sempre di un lavoro certosino, particolarmente attento e sofisticato, supportato da dati e informazioni riscontrabili e comparate.

 

Quale lezione dunque dai “Tre Nobel”, e quali indicazioni per chi, anche nel nostro paese, sta operando con impegno sul fronte della lotta alla diverse forme di povertà? La principale mi pare essere che il tema della “valutazione d’impatto” non può essere ridotta a semplice rappresentazione di risultati, proposti con metriche di utilità non verificata e, soprattutto, poco adatte per effettuare comparazioni. Credo che quella della comparabilità sia oggi la questione pricipale. Le richieste e i vincoli circa l’obbligatorietà della valutazione d’impatto, contenute in molti bandi per il finanziamento di progetti e nella stessa normativa, stanno producendo l’affastellarsi di attività e la produzione di una consistente mole di informazioni e dati da parte di uno stuolo sempre più consistente di valutatori. Ciò che ancora non emerge, e questo credo dovrebbe essere oggi l’impegno principale delle organizzazini che distribuiscono risorse, è l’avvio del lavoro che dovrebbe portare a discernere, tra le diverse esperienze, quelle che veramente offrono risultati interessanti, così da operare per la loro diffusione e replicabilità. L’unica strada, questa, che può garantire l’effettivo impatto trasformativo nel medio-lungo periodo.

 

Felice Scalvini

Vedi anche

Certezze e attese a Bruxelles

Felice Scalvini

A Verona il Servizio Civile Universale, da oggi, giovedì 28 novembre, a sabato presso la Fiera

Giovanni Giudetti

I singoli enti del terzo settore/1. Le organizzazioni di volontariato

Antonio Fici

ODV, APS e ONLUS tra adeguamento degli statuti e Registro Unico

Giovanni Giudetti

Adottate le linee guida ministeriali per la valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore

Antonio Fici