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Terzo settore

La trasparenza degli enti del Terzo settore: i nuovi obblighi in scadenza il 28 febbraio

Antonio Fici

Sulla trasparenza degli enti del Terzo settore, il nuovo diritto del Terzo settore si sofferma ampiamente, intervenendo in maniera molto incisiva. La trasparenza dell’ente è infatti considerata dal legislatore della riforma una circostanza fondamentale ai fini della verifica della legalità e correttezza della condotta di un soggetto, come l’ente del Terzo settore, che è destinatario non solo della fiducia del pubblico, ma anche di rilevante sostegno da parte dello Stato e di altri enti pubblici, sotto forma di agevolazioni fiscali e d’altra natura. L’essere trasparente, d’altra parte, serve all’ente del Terzo settore per acquisire e conservare la fiducia che utenti, volontari e donatori possono nutrire nei suoi confronti, anche in considerazione dell’asimmetria informativa (tra fornitore ed utente) che connota molte delle attività di interesse generale che l’ente del Terzo settore è chiamato a svolgere.

 

Tra le disposizioni del Codice del Terzo settore a tal riguardo rilevanti spiccano quelle relative all’obbligo di redigere e pubblicare (nel RUNTS) il bilancio di esercizio e il bilancio sociale (artt. 13 e 14, comma 1), di rendere noti mediante pubblicazione nel proprio sito Internet (o in quello della rete associativa cui l’ente aderisca) eventuali emolumenti e corrispettivi versati ai componenti degli organi sociali, ai dirigenti e agli associati (art. 14, comma 2), di tenere determinati libri sociali (art. 15) nonché il registro dei volontari non occasionali (art. 17, comma 1).

 

Il legislatore, peraltro, ha anche qui cercato di mediare tra l’esigenza di trasparenza e i costi organizzativi e gestionali che il rispetto degli obblighi di trasparenza inevitabilmente produce, imponendo alcuni di questi obblighi – in applicazione del principio di “gradualità” che connota l’intera legislazione sul Terzo settore – non già a tutti gli enti del Terzo settore, ma soltanto a quelli di maggiori dimensioni. Ad esempio, l’obbligo di cui all’articolo 14, comma 2, sussiste soltanto per gli enti del Terzo settore con entrate annue superiori a centomila euro. Un’altra tecnica impiegata al medesimo scopo è stata quella di prevedere modalità diverse di adempimento dell’obbligo. Ad esempio, il bilancio d’esercizio può essere redatto nella forma del rendiconto per cassa dagli enti del Terzo settore che hanno entrate inferiori a 220.000 euro (art. 13, comma 2), laddove negli enti del Terzo settore che hanno entrate pari o superiori a 220.000 euro esso deve necessariamente assumere la forma del rendiconto gestionale con indicazione di proventi ed oneri e della relazione di missione che illustra le poste di bilancio, l’andamento economico e finanziario e le modalità di perseguimento delle finalità statutarie (art. 13, comma 1).

 

Quanto all’esigenza di rendere conoscibili esistenza, struttura e vicende dell’ente del Terzo settore, essa è garantita dal legislatore già al momento dell’individuazione della fattispecie “ente del Terzo settore”, là dove si stabilisce che un ente non può acquisire la qualifica di ente del Terzo settore se non è iscritto al RUNTS. Parimenti rilevante a tal fine è l’articolo 11, comma 2, che obbliga gli enti del Terzo settore che esercitano un’impresa esclusiva o principale ad iscriversi (oltre che nel RUNTS) anche nel registro delle imprese. Nel registro delle imprese, in un’apposita sezione ad esse riservata, sono iscritte le imprese sociali (che non hanno invece l’obbligo di iscriversi anche nel RUNTS).

 

Una legge (di poco) successiva al Codice del Terzo settore ha introdotto ulteriori obblighi di pubblicità e trasparenza, che si applicano anche agli enti del Terzo settore (ma non solo a questi ultimi enti, come potrà osservarsi). È su questa legge che vogliamo soffermarci in questa breve nota, poiché le sue prescrizioni sono estremamente attuali dovendo essere soddisfatte da alcuni enti entro il prossimo 28 febbraio 2019 (e così via, entro il 28 febbraio di ogni anno successivo).

 

La legge in questione è la legge 4 agosto 2017, n. 124, la legge annuale per la concorrenza e il mercato, e i riferiti obblighi di pubblicità e trasparenza sono previsti e disciplinati nei commi 125-129 del suo articolo 1.

 

Per comodità del lettore, riportiamo sotto le disposizioni che più interessano in questa sede, evidenziandone i passaggi più significativi:

 

“125. A decorrere dall’anno 2018 […] le associazioni, le Onlus e le fondazioni che intrattengono rapporti economici con le pubbliche amministrazioni e con i soggetti di cui all’articolo 2-bis del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, nonché con società controllate di diritto o di fatto direttamente o indirettamente da pubbliche amministrazioni, ivi comprese quelle che emettono azioni quotate in mercati regolamentati e le società da loro partecipate, e con società in partecipazione pubblica, ivi comprese quelle che emettono azioni quotate in mercati regolamentati e le società da loro partecipate, pubblicano entro il 28 febbraio di ogni anno, nei propri siti o portali digitali, le informazioni relative a sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque a vantaggi economici di qualunque genere ricevuti dalle medesime pubbliche amministrazioni e dai medesimi soggetti nell’anno precedente. Le imprese che ricevono sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque vantaggi economici di qualunque genere dalle pubbliche amministrazioni e dai soggetti di cui al primo periodo sono tenute a pubblicare tali importi nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa dell’eventuale bilancio consolidato. L’inosservanza di tale obbligo comporta la restituzione delle somme ai soggetti eroganti entro tre mesi dalla data di cui al periodo precedente […]

 

127. Al fine di evitare l’accumulo di informazioni non rilevanti, l’obbligo di pubblicazione di cui ai commi 125 e 126 non sussiste ove l’importo delle sovvenzioni, dei contributi, degli incarichi retribuiti e comunque dei vantaggi economici di qualunque genere ricevuti dal soggetto beneficiario sia inferiore a 10.000 euro nel periodo considerato”.

 

Sul tema sono intervenuti, a chiarimento e definizione di alcune questioni dubbie, dapprima (su richiesta del Ministero dello Sviluppo Economico) un parere del Consiglio di Stato (parere n. 1449/2018 dell’1 giugno 2018) e successivamente, con specifico riguardo a quanto più di interesse per gli enti del Terzo settore, una circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (circolare n. 2 dell’11 gennaio 2019).

 

Il quadro che ne emerge per gli enti del Terzo settore è il seguente:

 

1) considerato che, sostanzialmente, gli obblighi di pubblicità e trasparenza in questione si applicano a tutti gli enti privati che abbiano ricevuto da amministrazioni pubbliche vantaggi economici di qualsiasi genere, tali obblighi ovviamente vigono anche per gli enti del Terzo settore;

 

2) tali obblighi dovranno adempiersi per la prima volta entro il 28 febbraio del 2019 avendo pertanto riguardo ai vantaggi economici ricevuti nel corso del precedente anno 2018 (nel 2018 non sussisteva dunque alcun obbligo di pubblicare informazioni relative all’anno 2017);

 

3) l’obbligo però non sussiste se, nell’anno 2018, un ente del Terzo settore ha complessivamente ricevuto da pubbliche amministrazioni vantaggi in totale inferiori a 10.000 €; ovviamente, l’obbligo invece sussisterà e dovrà adempiersi negli anni successivi qualora nell’anno precedente i vantaggi economici siano stati pari o superiori a questa soglia legislativa; sicché sarà ad esempio soggetto all’obbligo nel 2020 un ente del Terzo settore che dovesse ottenere nel 2019 contributi pubblici in misura almeno pari a 10.000 €;

 

4) nel computo della soglia vanno considerati i vantaggi economici di qualsiasi genere: contributi, sovvenzioni, ma anche corrispettivi contrattuali;

 

5) come chiarito dal Ministero del Lavoro nella circolare citata, “L’attribuzione del vantaggio da parte della P.A. può avere ad oggetto non soltanto risorse finanziarie, ma anche risorse strumentali (come nel caso di un rapporto di comodato di un bene mobile o immobile): ai fini della prescritta indicazione della quantificazione del vantaggio economico assegnato, si dovrà fare riferimento al valore dichiarato dalla pubblica amministrazione che ha attribuito il bene in questione;

 

6) ai fini del computo della soglia minima i vantaggi economici provenienti da diverse amministrazioni pubbliche devono essere sommati, ed una volta che la soglia sia superata, tutti i singoli vantaggi economici, ancorché singolarmente inferiori, dovranno essere pubblicati; sicché, ad esempio, un ente del Terzo settore che nel 2018 avesse ricevuto un contributo di 6.000 € da un comune ed un contributo di 5.000 € da una regione, sarebbe obbligato a pubblicare entrambi i contributi, anche se ciascun contributo individualmente considerato non supera i 10.000 €;

 

7) ai fini del computo della soglia dei 10.000 € e del corretto adempimento dell’obbligo di pubblicazione dovrà applicarsi il criterio contabile di cassa, sicché conteranno i vantaggi economici ricevuti nell’anno di riferimento, anche se eventualmente deliberati o dovuti dalla pubblica amministrazione in un anno precedente;

 

8) gli obblighi di trasparenza devono adempiersi con modalità diverse (e conseguentemente entro termini diversi) a seconda della natura dell’ente. Infatti,

 

a) gli enti del Terzo settore qualificabili come “imprese” (come le cooperative sociali e le altre imprese sociali, ma anche, a nostro avviso, le associazioni e le fondazioni del Terzo settore iscritte, oltre che nel RUNTS, anche nel registro delle imprese) non sono tenuti alla pubblicazione in Internet entro il 28 febbraio di ogni anno, bensì alla pubblicazione nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa dell’eventuale bilancio consolidato; ne consegue che il termine di adempimento coincide con quello entro il quale il bilancio deve essere approvato e pubblicato;

 

b) gli enti del Terzo settore non qualificabili come imprese (associazioni e fondazioni del Terzo settore non iscritte nel registro delle imprese ma solo al RUNTS; ODV; APS; ecc.; ma anche probabilmente enti ecclesiastici che svolgano un’attività di interesse generale attraverso un “ramo ONLUS” o un “ramo Terzo settore”) dovranno invece pubblicare le informazioni rilevanti entro il 28 febbraio 2019; non è chiaro se l’obbligo sussista anche per gli enti ecclesiastici che agiscano senza la mediazione di un “ramo”: la risposta dovrebbe essere negativa, considerato il fatto che tali enti non sono espressamente menzionati nella legge;

 

c) gli enti del Terzo settore di cui alla precedente lettera b), potranno pubblicare le informazioni rilevanti o nel proprio sito Internet (o altro luogo pubblico virtuale, quale la propria pagina Facebook) oppure in quello della rete associativa di appartenenza;

 

9) il Ministero del Lavoro, nella menzionata circolare, ha chiarito che le informazioni da pubblicare dovranno comprendere quanto meno i seguenti elementi:

 

a) denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente;

b) denominazione del soggetto erogante;

c) somma incassata (per ogni singolo rapporto giuridico sottostante);

d) data di incasso;

e) causale;

 

10) il Consiglio di Stato, nel summenzionato parere, ha ritenuto che la sanzione della restituzione delle somme ricevute (e non pubblicate) debba applicarsi soltanto alle imprese, dunque agli enti del Terzo settore di cui al precedente punto 8), lettera a); per gli enti del Terzo settore che non siano imprese, pertanto, l’obbligo risulterebbe privo di sanzione;

 

11) il Ministero del Lavoro ha infine chiarito che l’adempimento di questi obblighi di trasparenza non esclude l’adempimento di altri obblighi di trasparenza previsti da altre leggi o norme, come ad esempio dell’obbligo di rendicontazione delle somme percepite a titolo di cinque per mille, oppure, per alcune cooperative sociali, del nuovo obbligo introdotto dall’articolo 12-ter del D.L. n. 113/2018, convertito dalla legge n. 132/2018.

 

Antonio Fici

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