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Terzo settore

Il Codice del Terzo settore dopo il decreto “correttivo”

Antonio Fici

Il 10 settembre 2018, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il c.d. decreto “correttivo” del Codice del Terzo settore. Almeno per ciò che riguarda la parte civilistico-sostanziale (cui le presenti note sono limitate), il decreto non stravolge il precedente assetto normativo: presenta alcune correzioni di natura puramente formale, ma anche modifiche ed integrazioni sostanziali di una certa rilevanza per gli enti del Terzo settore (ETS).

 

Parzialmente modificata risulta la definizione di ente del Terzo settore di cui all’art. 4, comma 1, del Codice, poiché dopo le parole “mediante lo svolgimento” sono state aggiunte le parole “in via esclusiva o principale”. Si tratta, tuttavia, di una modifica priva di rilevanza sostanziale. Infatti, che lo svolgimento di attività di interesse generale dovesse e potesse avvenire “in via esclusiva o principale” risultava già dall’art. 5, comma 1, del Codice, diretto a specificare questo requisito identificativo della fattispecie dell’ente del Terzo settore. Il legislatore ha dunque inteso fugare ogni dubbio sul fatto che, se da un lato l’esercizio di attività di interesse generale sicuramente caratterizza ed identifica gli ETS, dall’altro lato, però, tale esercizio non necessariamente deve essere esclusivo, ma potrebbe anche essere soltanto “principale”. Gli ETS, pertanto, sono autorizzati a svolgere (se anche il loro statuto lo consente) attività “diverse” da quelle di interesse generale, seppur nei limiti della “secondarietà” e “strumentalità” di cui è parola nell’art. 6 del Codice (e su cui si attende un decreto ministeriale che a questi qualificativi dovrà attribuire un contenuto più specifico).

 

Proprio all’elenco di attività di interesse generale, contenuto nell’art. 5, comma 1, del Codice, si riferisce il secondo intervento correttivo. La “tutela degli animali e la prevenzione del randagismo, ai sensi della legge 14 agosto 1991, n. 281” viene infatti inclusa tra le attività di interesse generale esercitabili da un ente del Terzo settore. Il legislatore non aggiunge un’ulteriore voce alle 26 già presenti, bensì inserisce questa attività di interesse generale nell’ambito della lettera e) dell’elenco di attività di interesse generale, dedicata alla tutela dell’ambiente. Una collocazione più appropriata per questa attività di interesse generale si sarebbe forse potuta trovare, ad esempio in seno alla lettera w), essendo i diritti degli animali riconosciuti anche a livello normativo. La sostanza normativa tuttavia non cambia. E l’integrazione non può che essere valutata e salutata positivamente.

 

Varie modifiche riguardano l’articolo 13 del Codice, che prevede e disciplina gli obblighi di bilancio in capo agli enti del Terzo settore. Si tratta di modifiche volte a rendere più evidente una sostanza normativa che già emergeva da un’attenta interpretazione del testo vigente, ciononostante utili al fine di evitare dibattiti superflui e di rendere ancor più certi agli operatori del Terzo settore circa la natura e il contenuto dei loro obblighi di rendicontazione. Innanzitutto, al comma 1 dell’articolo in questione la parola “finanziario” è sostituita dalla parola “gestionale”, quasi a correggere un refuso presente nel Codice, poiché dalle indizioni che si dovevano fornire (proventi e oneri, ecc.) era sicuramente ad un “rendiconto gestionale” che già si doveva fare riferimento. Soppressa è poi al comma 2 – che regola il bilancio degli enti del Terzo settore con entrate inferiori a 220.000 euro – la parola “finanziario”. È dunque il più semplice “rendiconto per cassa” che gli ETS di dimensioni minori potranno redigere per soddisfare i loro obblighi di rendicontazione economica (ciò vale anche per gli ETS non commerciali a seguito della contemporanea riformulazione dell’art. 87, comma 3, del Codice). Riformulato è infine il comma 6 dell’articolo 13, là dove indica il luogo nel quale gli amministratori devono documentare il carattere secondario e strumentale delle attività “diverse” di cui all’articolo 6. A seconda dei casi, e dunque della forma del bilancio di esercizio redatto dall’ETS, tale luogo è la relazione di missione (nel caso di bilancio redatto ai sensi del comma 1 dell’articolo 13), l’annotazione in calce al rendiconto per cassa (nel caso di bilancio redatto ai sensi del comma 2 dell’articolo 13) o la nota integrativa al bilancio (nel caso di bilancio redatto ai sensi del comma 5 dell’articolo 13, che – ricordiamo – è il bilancio in forma societaria cui sono tenuti gli ETS che esercitano la propria attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale).

 

Al comma 5 dell’articolo 17 viene inserita una deroga. La regola per cui una persona non può essere contemporaneamente volontario e lavoratore retribuito nell’ambito del medesimo ente è derogata con riguardo agli operatori che prestano attività di soccorso per le organizzazioni di cui all’articolo 76 della legge provinciale 5 marzo 2001, n. 7, della Provincia autonoma di Bolzano e di cui all’articolo 55-bis della legge provinciale 19 luglio 1990, n. 23, della Provincia autonoma di Trento. Questa deroga apre forse una breccia nel principio di cui all’articolo 17, comma 5, e potrebbe condurre ad un suo ripensamento.

 

Sempre all’articolo 17 è stato inserito un comma 6-bis del seguente tenore: “I lavoratori subordinati che intendano svolgere attività di volontariato in un ente del Terzo settore hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilità di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale”. Si recupera così una formula già presente nella legislazione previgente alla riforma, ma in un primo tempo ritenuta dal legislatore del Codice superflua, posto che il diritto ivi contemplato non dipende dalla disposizione normativa così come oggi introdotta dal “correttivo”, bensì, pur sempre, dai contratti o accordi collettivi che le forme di flessibilità o turnazioni prevedano.

 

Di enorme rilevanza sistematica ed impatto pratico è il comma 1-bis, inserito nell’articolo 22 sull’acquisto della personalità giuridica da parte di associazioni e fondazioni del Terzo settore. Colma una lacuna del testo vigente, semplificando la vita a quegli enti già costituiti che aspirano a qualificarsi come ETS. L’articolo 22, infatti, prevede una procedura particolare, semplificata e rapida (rispetto a quella ordinaria di cui al d.P.R. 361/2000), mediante la quale gli enti del Terzo settore possono divenire persone giuridiche ed ottenere così il beneficio della responsabilità limitata di cui all’articolo 22, comma 7, del Codice. Tale procedura prevede l’intervento del notaio (per la redazione dell’atto costitutivo, il controllo di legalità dello statuto e l’iscrizione dell’ente nel registro unico nazionale del Terzo settore) e la sussistenza di un patrimonio minimo di 15.000 euro (per le associazioni) e di 30.000 euro (per le fondazioni). Ebbene, il nuovo comma 1-bis consente anche agli enti con personalità giuridica (già ottenuta ai sensi del d.P.R. 361/2000) di iscriversi al registro unico mediante la procedura di cui all’art. 22. In tal modo, si sospende l’efficacia della loro iscrizione presso i registri delle persone giuridiche di prefetture e regioni, con la conseguenza che l’unica autorità di loro riferimento diviene quella che tiene il registro unico nazionale del Terzo settore. A quest’ultima (e non alle prefetture) andranno ad esempio notificate le modifiche statutarie ai fini della loro approvazione. L’efficacia dell’iscrizione presso i registri delle persone giuridiche riprenderà vigore nel caso di cancellazione (per qualsiasi ragione) dell’ente dal registro unico nazionale del Terzo settore.

 

All’articolo 30, comma 6, del Codice, sull’organo di controllo interno, si apporta una modifica diretta, anche in questo caso, a rendere più chiara una formulazione originaria non troppo felice. Più precisamente, si dispone adesso che l’organo di controllo di cui all’articolo 30 “può esercitare inoltre, al superamento dei limiti di cui all’articolo 31, comma 1, la revisione legale dei conti. In tal caso l’organo di controllo è costituito da revisori legali iscritti nell’apposito registro”. Com’è noto, infatti, gli ETS sono soggetti alla revisione legale dei conti in presenza delle condizioni stabilite dall’articolo 31. La revisione è effettuata da un revisore legale o da una società di revisione legale iscritti negli appositi registri. Tuttavia, nel caso in cui l’ETS abbia nominato (o debba nominare) un organo di controllo interno, potrebbe decidere di affidare a quest’ultimo organo anche la revisione legale (quando essa è obbligatoria ai sensi dell’articolo 31 del Codice), evitando così di attribuire il relativo incarico ad un revisore legale esterno. La legge richiede, però, che in tal caso l’organo di controllo interno – il quale, è opportuno ricordarlo, potrebbe anche essere composto da una sola persona – sia interamente composto da revisori legali iscritti negli appositi registri. Impreciso appare tuttavia il “correttivo” là dove fa riferimento al solo comma 1 dell’articolo 31, perché in realtà la nomina di un revisore legale è obbligatoria anche ai sensi del comma 3. Ciò potrebbe dar luogo ad una questione interpretativa che il buon senso dovrebbe sciogliere nella direzione per cui l’eventuale allocazione all’organo di controllo interno della funzione di revisione legale è consentita anche qualora la revisione legale sia obbligatoria ai soli sensi dell’articolo 31, comma 3 (cioè nel caso di costituzione di patrimoni destinati).

 

Alcune novità attengono alla disciplina particolare di organizzazioni di volontariato ed associazioni di promozione sociale. Sono stati innanzitutto modificati gli articoli 32, comma 1, e 35, comma 1, del Codice, per tenere conto della specificità delle ODV e delle APS di secondo livello (che erano totalmente trascurate dalla legislazione preesistente alla riforma). Queste ultime, infatti, non essendo organizzazioni di individui bensì di enti (rispettivamente, di ODV e di APS), non potrebbero avere associati volontari mediante i quali svolgere la propria attività. Correttamente si stabilisce pertanto adesso, con il “correttivo”, che la dimensione volontaria dell’azione di ODV ed APS di secondo (o ulteriore) livello si ottiene e realizza allorché questi enti si avvalgano dell’attività di volontariato delle persone associate alle ODV o APS di primo livello ad esse aderenti. Un numero minimo di associati caratterizza normativamente sia ODV che APS (7 persone fisiche in ODV e APS di primo livello; 3 ODV o 3 APS in quelle di secondo livello). I nuovi commi 1-bis degli articoli 32 e 35 regolano adesso l’ipotesi in cui, successivamente alla sua costituzione (in assenza del numero minimo, infatti, l’ente non potrebbe neanche costituirsi come ODV o APS), questo numero minimo venga meno, prevedendo che esso debba essere reintegrato entro un anno, trascorso il quale invano, l’ente è cancellato dal registro unico nazionale del Terzo settore qualora non formuli richiesta di iscrizione in un’altra sezione del medesimo (una sezione, evidentemente, corrispondente ad una tipologia di ente del Terzo settore per la quale non sia richiesto un numero minimo di associati).

 

Alcune modifiche puramente formali riguardano la disciplina particolare degli enti filantropici. L’articolo 38, comma 2, è stato infatti opportunamente allineato alla definizione che di tali enti offre il precedente articolo 37, comma 1. Risulta conseguentemente confermato che gli enti filantropici possono sostenere non soltanto altri ETS, ma più in generale persone svantaggiate ed attività di interesse generale, anche se non svolte da enti del Terzo settore.

 

V’è anche una novità concernente il sistema di controllo dei centri di servizio per il volontariato. Esso si articola non più regionalmente (come in passato), bensì in ambiti territoriali individuati dall’articolo 65. Ebbene, uno di questi ambiti, l’ambito 4 (Veneto e Friuli Venezia Giulia), è stato suddiviso dal “correttivo” in due ambiti, sicché oggi figurano in totale 15 ambiti territoriali, tra cui quelli del Veneto e del Friuli Venezia Giulia come ambiti separati (quest’ultimo andrà a costituire il 15° ambito).

 

Last but not least, segnaliamo per gli ETS già costituiti la proroga del termine finale per l’adeguamento dei propri statuti alle disposizioni imperative e cogenti della riforma. Con la modifica dell’art. 101, comma 2, questo termine è oggi di 24 mesi dall’entrata in vigore del Codice. Scadrà dunque il 2 agosto del 2019.

 

Modificando l’art. 101, comma 2, il legislatore del “correttivo” ha inoltre chiarito che, sempre con riguardo agli ETS già costituiti (che, lo ricordiamo, sono quelli già iscritti nei registri delle ONLUS, del volontariato e dell’associazionismo di promozione sociale), le modifiche statutarie possono effettuarsi con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria (piuttosto che di quella straordinaria) solo allorché tali modifiche siano necessarie al fine di adeguare gli statuti “alle nuove disposizioni inderogabili o di introdurre clausole che escludono l’applicazione di nuove disposizioni derogabili mediante specifica clausola statutaria”. In tutti gli altri casi, le modifiche statutarie richiederanno dunque una delibera dell’assemblea straordinaria.


Antonio Fici

(Avvocato e Professore dell’Università degli Studi del Molise. Componente del Comitato Scientifico Terzo settore di Cattolica Assicurazioni)

Vedi anche

Pubblicate in Gazzetta Ufficiale le linee guida ministeriali sul bilancio sociale degli enti del Terzo settore

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