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Terzo settore

Il carro di Platone: riflessioni sulla legge “spazzacorrotti”

Felice Scalvini

Una vicenda non di poco conto sta animando in questi giorni il mondo del Terzo settore. Si tratta di quella relativa al nuovo articolo 5, comma 4 della cd. “legge spazzacorrotti”, che estende enormemente l’equiparazione tra enti privati e partiti politici per quanto riguarda gli obblighi di trasparenza finalizzati alla prevenzione dei fenomeni corruttivi. Non entrerò in questa nota nell’esame dettagliato della norma, rinviando al puntuale ed esauriente articolo di Antonio Fici, in questi giorni comparso su Vita.

 

Mi voglio piuttosto soffermare su alcune questioni che fanno da sfondo al provvedimento legislativo e sulle quali credo sia opportuno interrogarsi e interrogare, affinché, speriamo, sia possibile trovare motivazioni, risposte e magari ripensamenti. Una prima serie di domande: da dove viene tanta preoccupazione nei confronti degli enti del Terzo settore?
E ancora: perché aggiungere ulteriori obblighi di comunicazione e trasparenza, quando è in corso l’attuazione del Codice del Terzo settore che della trasparenza ha fatto uno dei pilasti del nuovo assetto normativo, introducendo il Registro Unico quale piattaforma unificante e strutturata per la raccolta e la redistribuzione delle informazioni?
Certo il Registro è un po’ in ritardo, ma non certo per opposizione o anche solo inerzia da parte degli enti, che anzi lo aspettano ansiosi per poter finalmente acquisire uno status certo e definitivo. Ed in ogni caso sembra che entro l’autunno prossimo, superata la fase di messa a punto tecnica, possa andare in porto. Si tratta dunque di una manciata di mesi: veramente pochi in un Paese abituato a ben altri ritardi.

 

Col Registro Unico, tutti gli ETs risulteranno censiti e dunque identificabili e saranno tenuti, con le specificità legate alle caratteristiche tipologiche e dimensionali di ciascuno, a rendere pubbliche le informazioni relative agli assetti di governance e di funzionamento economico. Ovviamente con l’aggiunta dalle specifiche comunicazioni relative ai finanziamenti pubblici, secondo quanto previsto dalla legge 124/2017.
Difficile dunque capire appieno la ratio che presiede tale approccio: sembra ben poco plausibile che il Terzo settore possa apparire uno spazio generalizzato di collusione e corruzione, da curare con terapie intensive a base di decine e decine di adempimenti.
Appare altrettanto azzardato pensare che lo svolgere attività politica e amministrativa possa in qualche modo aprire la strada a un degrado etico di centinaia di migliaia di persone, trasformandole da attori virtuosi a soggetti passibili di “sorveglianza speciale” ben oltre l’esaurirsi del loro incarico, con una sorta di presunzione di colpevolezza nei confronti di persone che svolgono attività nell’interesse generale.

 

Si profila dunque uno scenario di difficile lettura, tanto più se si considera che gli adempimenti previsti non riguardano le società commerciali, e che il governo sta per varare un provvedimento di sospensione del Codice degli appalti, misura destinata a svincolare da obblighi anticorruzione le imprese private lucrative che entreranno in rapporto economico con le PA.
Questo potenziale “doppio binario” divergente per gli ETs e le società commerciali lascia perplessi: mentre per i primi si intensificano gli adempimenti, i secondi vedono un allentamento delle regole di trasparenza, con una vaga motivazione della necessità di un rapido rilancio dell’economia. Per inciso tutti i dati, ancora recentemente prodotti (si vedano in questo sito le precedenti note di Giovanni Giudetti, sulla dimensione economica del Terzo settore e il mio testo, relativo al rapporto Euricse sulla cooperazione) confermano che il Terzo settore rappresenta, ormai da vari anni, l’ambito più dinamico dello sviluppo economico del Paese.

 

Difficile quindi non sollevare alcuni interrogativi. Esiste una volontà di ampliare – come presuppone l’attuazione del Codice – o limitare gli spazi per il Terzo settore, come la normativa “spazzacorrotti” può indurre a credere? Si tratta di riflettere con attenzione sul tenore di queste iniziative legislative, che al momento non sembrano rispondere ad un disegno coerente e complessivo da parte del legislatore.
Se mi è permessa una citazione, l’attuale atteggiamento del legislatore mi ricorda la celebre immagine platonica del carro alato, in cui un cavallo si dirige verso l’alto e l’altro tende a puntare in direzione contraria: l’augurio è che l’auriga della coerenza legislativa sappia riportare il carro al necessario equilibrio.
Fuor di metafora, sono dell’opinione che il mondo del Terzo settore e coloro che quotidianamente, grazie all’impegno delle migliaia di organizzazioni che lo compongono, trovano sostegno e vicinanza, meritino una risposta chiara a tutti questi interrogativi.

 

Felice Scalvini

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