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Terzo settore

I singoli enti del terzo settore/1. Le organizzazioni di volontariato

Antonio Fici

Denominazione
sociale
Organizzazione di volontariato/ODV
Forma giuridica Associazione, con o senza personalità giuridica
Base sociale – almeno 7 persone fisiche o 3 ODV;

– possibilità di ammettere altri ETS o enti senza scopo di lucro, in numero non superiore al 50% di ODV.

Attività di interesse generale 1. svolta prevalentemente in favore di terzi non associati;

2. svolta prevalentemente mediante volontari associati;

3. svolta prevalentemente a fronte del solo rimborso delle spese sostenute

Risorse – possibile impiego di lavoratori in numero non superiore al 50% dei volontari;

– possibilità di trarre le risorse economiche necessarie al loro funzionamento e allo svolgimento della propria attività da fonti diverse: quote associative, contributi pubblici e privati, donazioni e lasciti testamentari, rendite patrimoniali e attività di raccolta fondi nonché dalle attività di cui all’articolo 6.

Governance – tutti gli amministratori devono essere persone fisiche associate o indicate dagli enti giuridici associati;

– le cariche sociali sono gratuite, salvo il rimborso spese, ad eccezione dei componenti dell’organo di controllo.

RUNTS Iscrizione nella sezione “organizzazioni di volontariato”

 
Le organizzazioni di volontariato (ODV) sono enti del terzo settore (ETS) “tipici” e si caratterizzano per la loro prevalente dimensione gratuito-erogativa e di volontariato.
Le ODV devono rivestire la forma giuridica di associazioni (riconosciute o non riconosciute) costituite da almeno sette persone fisiche (mentre le ODV di secondo livello da almeno tre ODV). La denominazione sociale deve contenere l’indicazione di “organizzazione di volontariato” o l’acronimo “ODV”. L’uso di tale denominazione, ovvero di parole o locuzioni equivalenti o ingannevoli, non può essere utilizzata da soggetti diversi dalle organizzazioni di volontariato.

 

Art. 32, comma 1, Codice del terzo settore (CTS): “Le organizzazioni di volontariato sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre organizzazioni di volontariato, per lo svolgimento prevalentemente in favore di terzi di una o più attività di cui all’articolo 5, avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati o delle persone aderenti agli enti associati”.

 

Se successivamente alla costituzione dell’ODV, il numero degli associati diviene inferiore rispetto a quello minimo previsto dalla legge, esso dovrà essere reintegrato entro un anno, trascorso il quale l’ODV è cancellata dal Registro unico nazionale del terzo settore (RUNTS), nel quale registro è iscritta nella sezione ODV ad essa specificamente dedicata, se non formula richiesta di iscrizione in un’altra sezione del Registro (ad esempio quella degli “altri enti del terzo settore”).
Gli atti costitutivi delle ODV possono prevedere l’ammissione come associati di altri enti del Terzo settore o senza scopo di lucro, a condizione che il loro numero non sia superiore al 50% del numero delle ODV.

 

A ciascuna fattispecie particolare di ETS, come accade per le ODV, corrisponde una disciplina particolare (oltre che una distinta sezione del RUNTS) che ne individua alcuni elementi caratteristici, contribuendo così alla sua distinzione dalle altre fattispecie particolari di ETS, e alla sua specializzazione rispetto alla fattispecie generale di ETS. Se si esclude l’impresa sociale, queste discipline particolari non sono ampie, ma si riducono a poche disposizioni normative.
Alle ODV, in quanto enti “tipici” del terzo settore, si applicano le norme generali del Codice del terzo settore solo in assenza di disposizioni particolari, che per le ODV si trovano agli artt. 32, 33 e 34 CTS (oltre che agli articoli 79 e ss. per quanto riguarda lo specifico regime fiscale).
Il rapporto tra disciplina particolare e disciplina generale è regolato dall’art. 3, comma 1, CTS, nel seguente modo: la disciplina particolare di una categoria di ETS prevale sulla disciplina generale dell’ETS, che tuttavia si applica anche alle categorie particolari di ETS, ove non derogata dalla loro disciplina particolare ed in quanto compatibile con quest’ultima. Analogamente, l’art. 20 CTS chiarisce che la disposizioni del titolo IV, dedicato alle associazioni e fondazioni del terzo settore, si applicano a tutti gli enti del terzo settore costituti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione, e dunque anche a quelli che hanno una disciplina particolare (ad esempio, alle ODV in forma di associazione).
Le tipologie particolari di enti del terzo settore sono tra loro alternative, sicché ad un ente non è consentito appartenere contemporaneamente a due tipologie particolari (ad esempio, ODV e impresa sociale), come dimostra il fatto che esso può iscriversi ad una sola sezione del RUNTS (art. 46, 2° comma, CTS).
È però possibile il cambio di “veste”, cioè la “trasformazione” da una tipologia particolare di ente del terzo settore ad un’altra (ad esempio, da ODV a impresa sociale), che può realizzarsi senza conseguenze negative di alcun tipo a carico dell’ente che muta sezione del RUNTS.

 

Le ODV, come tutti gli enti del terzo settore, devono svolgere in via esclusiva o principale, una o più attività di interesse generale comprese nella lista di cui all’art. 5 CTS (per le ODV che svolgono attività di protezione civile, ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera y), la disciplina contenuta nel Codice del terzo settore si applica nel rispetto delle disposizioni in materia di protezione civile di cui al d.lgs. 1/2018).
Nell’esercizio dell’attività di interesse generale, le ODV devono avvalersi prevalentemente delle prestazioni volontarie dei propri associati (art. 32, comma 1), potendo ricorrere al lavoro retribuito soltanto in presenza di determinate condizioni e nel rispetto di precisi limiti fissati dalla legge.

 

Art. 33, comma 1, CTS: “Le organizzazioni di volontariato possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o di altra natura esclusivamente nei limiti necessari al loro regolare funzionamento oppure nei limiti occorrenti a qualificare o specializzare l’attività svolta. In ogni caso, il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al cinquanta per cento del numero dei volontari”.

 

Le ODV possono, quindi, assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o di altra natura esclusivamente nei limiti necessari al loro regolare funzionamento oppure nei limiti occorrenti a qualificare o specializzare l’attività svolta. Il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non potrà superare il 50% del numero dei volontari.
Devono, inoltre, operare prevalentemente in favore di terzi (art. 32, comma 1), e per l’attività di interesse generale che svolgono non possono ricevere in cambio più del rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate (in analogia con quanto previsto per l’attività di volontariato dall’art. 17, co. 3), a meno che tale attività sia svolta quale attività secondaria e strumentale nei limiti di cui all’articolo 6 CTS (art. 33, comma 3).
Alle ODV è, infatti, consentito svolgere attività diverse da quelle di interesse generale, ma pur sempre nei limiti e alle condizioni di cui all’art. 6 CTS. Tali attività diverse potrebbero essere esercitate dalle ODV anche in forma (oggettivamente) lucrativa, cioè in modo da generare utili, affinché le ODV possano finanziare le proprie attività di interesse generale da condursi con modalità gratuito-erogative. Con la riforma del terzo settore è stato, dunque, confermato il carattere prevalentemente etero-destinato dell’attività di interesse generale delle ODV e la sua natura non imprenditoriale.
Le ODV possono, inoltre, trarre le risorse economiche necessarie al loro funzionamento e allo svolgimento della propria attività da fonti diverse, quali quote associative, contributi pubblici e privati, donazioni e lasciti testamentari, rendite patrimoniali ed attività di raccolta fondi.

 

Il Codice del terzo settore detta inoltre per le ODV particolari regole di ordinamento ed amministrazione dell’ente.

 

Art. 34, comma 1 e 2, CTS: “Tutti gli amministratori delle organizzazioni di volontariato sono scelti tra le persone fisiche associate ovvero indicate, tra i propri associati, dagli enti associati. Si applica l’articolo 2382 del codice civile.
Ai componenti degli organi sociali, ad eccezione di quelli di cui all’articolo 30, comma 5 che siano in possesso dei requisiti di cui all’articolo 2397, secondo comma, del codice civile, non può essere attribuito alcun compenso, salvo il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate per l’attività prestata ai fini dello svolgimento della funzione”.

 

Tutti i componenti dell’organo di amministrazione (cc.dd. Consiglio Direttivo) devono, dunque, essere, per le ODV di primo livello, persone fisiche associate, mentre, per le ODV di secondo livello, la carica di amministratore potrà essere rivestita dalle persone fisiche indicate dagli enti giuridici associati.
Agli amministratori delle ODV si applica la disciplina delle cause di ineleggibilità e decadenza prevista dal codice civile, all’art. 2382, secondo cui “non può essere nominato amministratore, e se nominato decade dal suo ufficio, l’interdetto, l’inabilitato, il fallito, o chi è stato condannato ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi”.
I componenti degli organi sociali non possono, inoltre, essere destinatari di compensi, salvo il rimborso spese per l’attività effettivamente prestata, ad eccezione dei componenti dell’organo di controllo, i quali, al contrario, potranno essere ricompensati per l’attività svolta, sempreché siano in possesso dei requisiti previsti dall’art. 2397, comma 2, cod. civ.

 

Regole particolari esistono anche per le ODV sul fronte fiscale. Il Codice del terzo settore prevede a tal riguardo un apposito trattamento agevolato negli artt. 84 e 86, che rendono il regime fiscale delle ODV ancora più favorevole di quello generale valido per gli altri enti del terzo settore.
Infatti, l’art. 84, comma 1, CTS, estende l’area di non commercialità ad alcune attività svolte specificamente dalle ODV.

 

Art. 84, comma 1, CTS: “Non si considerano commerciali, oltre alle attività di cui all’articolo 79, commi 2, 3 e 4, le seguenti attività effettuate dalle organizzazioni di volontariato e svolte senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato:
a) attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario;
b) cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari sempreché la vendita dei prodotti sia curata direttamente dall’organizzazione di volontariato senza alcun intermediario;
c) attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili a carattere occasionale”.

 

Ciò significa che per le ODV, l’ambito di non commercialità delle attività svolte si determina applicando quanto previsto dall’art. 79, comma 2, 3 e 4, CTS (norma applicabile a tutti gli ETS diversi dalle imprese sociali) e, in aggiunta, le previsioni di cui all’art. 84 CTS (norma “dedicata” al regime fiscale delle ODV).

 

Le ODV potranno, altresì, accedere al regime forfetario agevolato, per le eventuali attività commerciali esercitate, appositamente previsto dall’art. 86 CTS, a condizione che nel periodo d’imposta precedente abbiano percepito ricavi, ragguagliati al periodo d’imposta, non superiori a 130.000 euro o alla diversa soglia che dovesse essere autorizzata dalla Commissione europea.
Le ODV, per accedere al regime forfetario, dovranno comunicarlo nella dichiarazione annuale o nella dichiarazione di inizio di attività.

 

Art. 86, comma 2, CTS: “Le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale possono avvalersi del regime forfetario comunicando nella dichiarazione annuale o, nella dichiarazione di inizio di attività di cui all’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, di presumere la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1 del presente articolo”.

 

In applicazione del regime forfetario di cui all’art. 86 CTS, il reddito imponibile è determinato applicando all’ammontare dei ricavi un coefficiente di redditività che per le ODV è pari all’1%.

 

Un altro tratto caratterizzante la disciplina delle ODV è quello relativo alla loro particolare posizione di partner privilegiati delle amministrazioni pubbliche negli affidamenti di servizi di interesse generale. Infatti, alle ODV sono esclusivamente dedicati gli articoli 56 (che invero si rivolge anche alle APS) e 57 del Codice del terzo settore. Una ragione in più per scegliere la forma della PDV tra tutte le forme di ETS disponibili dopo la riforma.
 

Antonio Fici

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