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Terzo settore

Futuro del lavoro e Terzo settore

Felice Scalvini

L’ILO – International Labour Organisation dal quartier generale di Ginevra e dalle varie sedi sparse nel mondo lavora su scala globale per la tutela e la promozione del lavoro. Per celebrare il raggiungimento del secolo di attività, ha deciso di organizzare la “Future of Work Centenary Initiative” coinvolgendo accademici, governi, sindacati e organizzazioni dei lavoratori in una riflessione globale sul futuro del lavoro che si conluderà quest’anno con una grande Conferenza Internazionale. Nell’ambito di questo programma di approfondimento e dibattito, un focus specifico è stato dedicato a quella che l’ILO definisce come “Economia Sociale e Solidale (ESS)” e che coincide, nel nostro paese, con l’universo degli ETS e delle cooperative.

 

Il risultato è uno studio di grande interesse su “L’economia sociale e solidale e il futuro del lavoro” realizzato qualche tempo fa dai ricercatori di Euricse, guidati dal prof. Borzaga ed ora disponibile anche in italiano. In esso, con abbondanza di dati e riferimenti teorici ed esperienziali, si evidenzia come le organizzazioni dell’ESS possono aiutare a creare e preservare l’occupazione e contribuire a promuovere un lavoro dignitoso, stabile e di qualità, facilitando l’entrata delle donne e integrando soggetti deboli e svantaggiati.

 

Il futuro del lavoro sarà caratterizzato da trend che appaiono sin d’ora evidenti: i cambiamenti tecnologici; la ridefinizione della quantità e della qualità del lavoro; il legame tra l’emersione di nuovi bisogni sociali e la creazione di nuovi posti di lavoro. Di fronte a queste dinamiche le organizzazioni dell’ESS presentano caratteristiche che le mettonno in grado, più delle forme d’impresa tradizioneli, di cogliere le opportunità occupazionali e di tradurle in lavoro diffuso e dignitoso.

 

Il rapporto fornisce robuste argomentazioni e illustra molteplici esperienze, provenienti dai più diversi paesi del globo, a sostegno di questa tesi, non rinunciando a sottolineare le sfide in corso ed i potenziali problemi, legati principalmente al rischio di perdità di specificità e di annacquamento delle caratteristiche peculiari delle organizzazioni dll’ESS; al sistema dei rapporti con le pubbliche amministrazioni; al rischio di restare confinate in attività a basso valore.

 

Per queste ragioni è vitale costruire un ecosistema che fornisca sostegno all’Economia Sociale e Solidale e la metta in condizione di dispiegare appieno le potenzialità che la caratterizzano, permettendole così di contribuire in modo significativo allo sviluppo economico, alla creazione di occupazione e al miglioramento diffuso della qualità della vita. Per il profilo normativo di questo “ecosistema “da costruire, l’Italia, col Codice del Terzo settore, si colloca tra i paesi all’avanguardia, ma ancora molto resta da fare sapendo che sarà possibile contare anche sul supporto dell’ILO e della sua azione di stimolo e legittimazione.

 

Felice Scalvini

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