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Terzo settore

Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo settore

Lorenzo Pilon

Notazioni a margine dell’atto di indirizzo ed avviso relativi all’anno 2018.

 

Il 26 ottobre 2018 il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato l’atto di indirizzo previsto dall’art. 72, co. 3, del CTS, prodromico all’assegnazione delle risorse disponibili per l’anno 2018 sul “Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel terzo settore”. Con il suo provvedimento il Ministro ha determinato “gli obiettivi generali, le aree prioritarie di intervento e le linee di attività finanziabili”.
Il successivo 8 novembre 2018 il Direttore Generale del Terzo settore presso il medesimo Ministero ha emesso decreto direttoriale contenente “Avviso n. 1/2018” indicante le condizioni previste per poter accedere alle risorse del Fondo destinate ad iniziative e progetti di rilevanza nazionale.

 

Si tratta di provvedimenti tra loro intrecciati il cui contenuto provoca alcune riflessioni.

 

1. Caratteristiche del Fondo per il finanziamento dei progetti e attività di interesse generale nel terzo settore
Va preliminarmente ricordato che il Fondo in parola:

 

• è stato istituito dall’art. 9, comma 1 lett. g) della L. 6 giugno 2016 n. 106 (Legge Delega) ed è disciplinato all’art. 72 del Codice del Terzo Settore;

 

• ad esso si affiancano le risorse finanziarie provenienti dal Fondo nazionale per le politiche sociali e rese disponibili dall’art. 73 del CTS in un apposito capitolo di spesa presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali;

 

• è “destinato a sostenere, anche attraverso le reti associative di cui all’art. 41, lo svolgimento di attività di interesse generale di cui all’art. 5, costituenti oggetto di iniziative e progetti promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni del Terzo settore, iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo settore” (art. 72, co. 1);

 

• la dotazione originaria del Fondo, è stata incrementata con € 40 milioni nel 2017, con € 20 milioni nel 2018; lo sarà ancora per € 20 milioni annui nel 2019 e nel 2020, e con € 3,9 milioni nell’anno 2021;

 

• in particolare, per l’anno 2018, esso è finanziato con € 40 milioni quanto all’art. 72 e con € 21.960.000 quanto al capitolo di spesa dell’art. 73.

 

2. Le scelte emergenti dall’atto di indirizzo del 26.10.2018 e dal decreto direttoriale 8 novembre 2018
Quanto al contenuto dell’atto di indirizzo vanno sottolineati i seguenti aspetti.
L’autorità di Governo ritiene di procedere ad una programmazione unitaria delle risorse complessivamente disponibili sui due distinti capitoli (art. 72 e art. 73) al fine di “assicurare una maggiore efficacia degli interventi e la coerenza sistemica degli stessi”.
Una tale scelta operativa, individua già nelle premesse i tre criteri metodologici ai quali la gestione del Fondo intende conformarsi: (i) una programmazione che superi la formalistica distinzione tra capitoli di spesa; (ii) una prospettiva attenta alla realtà nazionale e a quelle regionali in un quadro evolutivo unitario e (iii) la necessaria valutabilità dell’impatto effettivo delle risorse impiegate.

 

Tale scelta è chiaramente ed ulteriormente esplicitata laddove il documento:
a) individua come esigenza prioritaria “consolidare lo sviluppo e la qualificazione degli enti del Terzo settore (…) affinché essi possano autonomamente crescere nella direzione di una maggiore auto-organizzazione e di una più elevata capacità di implementazione delle attività di interesse generale” (§ 1 Premessa);

 

b) richiama espressamente la stretta relazione tra il ruolo riconosciuto al nuovo soggetto giuridico Terzo settore e gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Assemblea Generale dell’ONU nell’Agenda 2030. L’atto di indirizzo, in particolare, dichiara che “Le attività svolte dagli enti del Terzo settore … sono oggettivamente riconducibili agli obiettivi dell’Agenda 2030” e richiama quale carattere distintivo del Terzo settore lo “sviluppo di un welfare territoriale generativo finalizzato all’implementazione delle relazioni di comunità” (§ 2 dell’allegato);

 

c) nel trattare, poi, le aree prioritarie di intervento pone l’accento sulle comunità quale fulcro essenziale per dare sostenibilità allo sviluppo e assegna al volontariato, nel suo porsi progettuale e concreto, il ruolo di stimolo e motore delle comunità stesse (confronta punto 3 dell’allegato);

 

d) propone agli enti di Terzo settore quali indicatori di verifica omogenei ai quale riferirsi per “rilevare l’appropriatezza e l’efficacia degli interventi posti in essere” quelli contenuti nel Rapporto ISTAT BES 2017 (“Il benessere equo e sostenibile in Italia”);

 

e) fissa modalità di impiego delle risorse disponibili che consentano di “garantire interventi coordinati ed omogenei su una parte rilevante del territorio nazionale” (iniziative e progetti a rilevanza nazionale: § 6) e, nel contempo di “assicurare un soddisfacimento mirato dei bisogni emergenti locali” (iniziative e progetti di rilevanza locale, individuati a cura delle Regioni e delle Provincie autonome per i rispettivi territori: § 7). Ai primi assegna una quota complessiva di € 23.630.000, mentre ai secondi una quota di € 28.000.000.

 

Con il proprio decreto 8 novembre 2018 il Direttore Generale del Terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese, nell’assegnare il termine del 10 dicembre 2018 per la formale proposizione di iniziative e progetti, quanto agli interventi di rilevanza nazionale fissa come segue le condizioni per concorrere all’assegnazione ed erogazione delle risorse disponibili:

 

(i) le attività progettuali dovranno coprire il territorio di almeno 10 Regioni;
(ii) esse dovranno avere la durata minima di 12 mesi e massima di 18 mesi;
(iii) il finanziamento ministeriale non potrà essere inferiore ad € 250.000,00 né superiore ad € 900.000,00;
(iv) la quota di finanziamento ministeriale non potrà superare l’80% del costo totale del progetto presentato (il 50% nel caso in cui proponente sia una fondazione di Terzo settore);
(v) la quota che rimane a carico del proponente deve essere coperta con risorse finanziarie e non può essere integrata imputando ad essa costi figurativi di qualsiasi tipo;
(vi) in conformità alla previsione legislativa, proponenti possono essere organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale o fondazioni di Terzo settore, in forma singola o in parternariato tra loro.

 

3. Il ruolo che si intende proprio del Terzo settore
I criteri di assegnazione dei fondi disponibili adottati con i provvedimenti in commento confermano in modo inequivoco le finalità imposte alla Riforma del Terzo settore.

 

a) “… sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a perseguire il bene comune …” (art. 1 CTS)
È previsto che le risorse pubbliche disponibili vengano assegnate non ad integrale, ma solo a parziale copertura dei costi riferiti alle iniziative ed ai progetti.
Una parte delle risorse finanziarie a ciò necessarie deve, pertanto, essere procurata dai proponenti, che a ciò potranno provvedere solo valorizzando l’apporto concreto delle comunità di appartenenza, con le modalità che più si adattano alla tradizione ed all’organizzazione di ciascuna.
Viene marcata la distinzione tra risorse necessarie al successo dei progetti e costo finanziario effettivo degli stessi.
Quelle tra le prime che derivano da contributi connotati dalla gratuità (prestazioni dei volontari, disponibilità gratuita di beni immobili, arredi ed attrezzature, ecc…) sono considerati una precondizione per qualificare l’iniziativa come partecipativa e comunitaria: la capacità di saper attrarre tali tipi di contribuzione è ritenuta quasi connaturale all’essenza stessa dell’ETS.
Solo su quella parte di risorse necessarie che non sono fornite direttamente ed a titolo volontario dalla Comunità, ma che devono essere recuperate sul mercanto dietro versamento di un corrispettivo (aventi cioè natura di costi importanti un’uscita finanziaria), può concorrere il contributo pubblico. Esso, pertanto, viene inteso quale strumento atto a provocare la capacità delle varie Comunità, attraverso gli Enti di Terzo settore che in esse operano, a costruire in concreto il proprio “sviluppo sostenibile” assumendosi la responsabilità di concorrere a finanziarlo.

 

b) L’attuazione del principio di sussidiarietà
I criteri fissati per l’assegnazione delle risorse del Fondo riaffermano i diversi livelli di programmazione delle politiche sociali: sul piano nazionale quanto ad obiettivi generali; sul piano locale quanto a presa in carico dei bisogni emergenti attraverso organizzate risposte di prossimità.

 

c) Il Terzo settore come risorsa sistematica per lo sviluppo
È dichiarato ed evidente l’intento dell’Autorità di governo di utilizzare le risorse di cui dispone per dotare l’intero territorio nazionale di una rete articolata di soggetti di Terzo settore che perseguano le attività di interesse generale loro proprie: (i) in modo tra loro coordinato; (ii) sulla base di modalità operative omogenee; (iii)con strumenti che stimolino capacità di autogoverno e qualifichino la relazione con le comunità ed i territori.
Ciò emerge dall’espressa inclusione, tra i soggetti legittimati a proporre iniziative eprogetti, delle reti associative previste dall’art. 41 del CTS, per i quali la norma prevede scopi obbligatori e facoltativi proprio di tale contenuto.
La previsione di vasto ambito territoriale di operatività dei progetti ammessi al finanziamento (ben maggiore di quello minimo di presenza richiesto per il riconoscimento di una rete associativa), poi, richiama la necessità per gli ETS di saper interagire tra loro quale sistema organizzato, in modo da riuscire a cogliere ed interpretare i bisogni dei singoli territori in una prospettiva che li tenga uniti a quelli della gran parte degli altri territori nazionali ed attivare risposte che vadano oltre il particolare contesto di una singola Comunità

 

d) La verifica di impatto
L’atto di indirizzo, attraverso l’espresso invito rivolto a coloro che otterranno l’assegnazione delle risorse del Fondo ad utilizzare gli indicatori di verifica contenuti nel Rapporto ISTAT BES 2017, da un lato sottolinea la centralità dell’obbligo di redazione del bilancio sociale e, dall’altro, anticipa in qualche modo il contenuto delle linee guida per la redazione del medesimo che dovranno essere emanate ai sensi dell’art. 14 CTS.

 

4. Conclusione
La linea d’azione adottata dal Governo per l’impiego delle risorse pubbliche destinate ad accompagnare l’affermazione e lo sviluppo del Terzo settore, quindi, sembra puntare a raggiungere velocemente una rete connessa e coordinata di Enti che:

 

(i) si espanda in modo capillare nelle varie aree geografiche della nazione;
(ii) sia strutturata al secondo e terzo livello per incidere in modo più efficace sulla realizzazione del bene comune;
(iii) sia in grado di impegnarsi sui bisogni specifici propri di ciascuna Comunità ma con una visione ed un sistema di relazioni che valorizzi anche gli interventi localmente circoscritti in funzione di obiettivi di più grande respiro;
(iv) abbia la capacità di far emergere, prima, ed orientare ed organizzare, poi, in modo efficiente tutte le potenzialità e gli apporti (sia in natura che in denaro) che ogni Comunità è in grado di mobilitare e impegnare;
(v) abbandoni ogni forma di autoreferenzialità per verificarsi e valutarsi sulla base di criteri oggetti ed omogenei.

 

Lorenzo Pilon

Vedi anche

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