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Enti religiosi civilmente riconosciuti ed obbligo di adeguamento statutario

Lorenzo Pilon

In questa fase di attuazione del Codice del Terzo settore l’attenzione degli enti è soprattutto concentrata nell’opera di interpretazione ed applicazione corretta delle norme transitorie e di attuazione di cui all’art. 101.
Ciò con particolare riguardo al comma 2 di detta disposizione che, in tema di adeguamenti statutari, testualmente dispone: «2. Fino all’operatività del Registro unico nazionale del Terzo settore, continuano ad applicarsi le norme previgenti ai fini e per gli effetti derivanti dall’iscrizione degli enti nei Registri Onlus, Organizzazioni di Volontariato, Associazioni di promozione sociale che si adeguano alle disposizioni inderogabili del presente decreto entro ventiquattro mesi dalla data della sua entrata in vigore».

 

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nell’intento di facilitare la non facile interpretazione di tale norma, è intervenuto con due successive Circolari Direttoriali, la n. 34 del 29.12.2017 e la n. 38 del 27.12.2018, alle quali gli enti dovranno fare riferimento nell’attività di adeguamento statutario loro richiesta.
In particolare, nella Circolare n. 38/2018, al fine di meglio inquadrare le istruzioni operative sviluppate nel testo, viene premesso che «Con riguardo specifico alle ONLUS, l’Agenzia delle Entrate nel corso dell’appuntamento con il “Telefisco” del febbraio 2018 ha chiarito che la disciplina delle ONLUS rimarrà in vigore sino a quando non troveranno applicazione le nuove disposizioni fiscali recate dal Titolo X del Codice del Terzo settore, in coerenza con l’interpretazione autentica data dall’art. 104, commi 1 e 2 del codice medesimo ad opera dell’art. 5-sexies del D.L. n. 148/2017, in base al quale le disposizioni di carattere fiscale vigenti prima della data di entrata in vigore del medesimo codice continuano a trovare applicazione, senza soluzioni di continuità, fino a quando non saranno applicabili le nuove disposizioni fiscali previste dal Codice (e comunque non prima del periodo d’imposta successivo a quello di operatività del Registro unico).
Conseguentemente, l’Agenzia ha precisato che le ONLUS sono tenute ad apportare al proprio statuto, entro il termine previsto dall’art. 101, comma 2 del Codice, gli adeguamenti necessari subordinandone l’efficacia alla decorrenza del termine di cui all’art. 104, comma 2 del Codice stesso».

 

Sul piano pratico, la situazione alla quale gli enti devono fare riferimento può essere così sinteticamente riassunta:
a) buona parte della nuova disciplina contenuta nel CTS sarà applicabile solo dopo l’operatività effettiva del Registro unico nazionale del Terzo settore;
b) sino a tale momento, agli enti che siano iscritti nei Registri già esistenti rispettivamente delle ONLUS, delle ODV e delle APS continua ad applicarsi la disciplina previgente;
c) con particolare riferimento agli enti iscritti nel Registro delle ONLUS, inoltre, la disciplina fiscale applicabile sarà quella previgente sino al momento di entrata in vigore dei nuovi regimi introdotti dal Codice del Terzo settore;
d) il tutto, comunque, a condizione che tali enti adeguino i propri statuti in conformità del Codice del Terzo settore entro il termine di 24 mesi dalla data di sua entrata in vigore (vale a dire entro il 3 agosto 2019).

 

Incrociando la disciplina transitoria con lo speciale trattamento riservato agli enti religiosi che per talune loro attività abbiano assunto la qualifica di ONLUS, nel silenzio delle circolari citate, vengono in evidenza alcuni problemi applicativi.
Va, infatti, ricordato come, già il D. Lgs. n. 460/1997 all’art. 10, co. 9, prevedeva che tali enti assumessero la qualifica di ONLUS limitatamente all’esercizio delle attività specificamente elencate in tale norma ed a condizione che per tali attività fossero tenute separatamente le scritture contabili specificamente prescritte.
Con impostazione simile, anche l’art. 4, co. 3, del Codice del Terzo settore consente all’ente religioso civilmente riconosciuto di entrare nel perimetro del Terzo settore limitatamente alle attività di interesse generale esercitate, ma «a condizione che per tali attività adottino un regolamento, in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata, che, ove non diversamente previsto ed in ogni caso nel rispetto della struttura e della finalità di tali enti, recepisca le norme del presente Codice e sia depositato nel Registro unico nazionale del Terzo settore. Per lo svolgimento di tali attività deve essere costituito un patrimonio destinato e devono essere tenute separatamente le scritture contabili di cui all’articolo 13».
La diversa e maggiore articolazione degli obblighi ora prescritti pone, pertanto, i seguenti quesiti interpretativi rispetto a ciascuno dei quali a parere di chi scrive si possono ipotizzare le soluzioni applicative esposte.

 

1. Vale anche per gli enti religiosi civilmente riconosciuti che siano iscritti al Registro delle ONLUS il termine dei 24 mesi per l’adeguamento degli statuti?
La formulazione contenuta all’art. 101, co.2 non consente in alcun modo di escludere gli enti religiosi civilmente riconosciuti dall’onere di adeguamento il proprio specifico ordinamento interno alla nuova disciplina introdotta dal Codice al fine di poter conservare:
a) l’applicabilità del regime giuridico generale delle ONLUS sino al momento di operatività del Registro unico;
b) l’applicabilità del regime fiscale delle ONLUS sino al momento di entrata in vigore delle norme di cui al Titolo X del Codice.
Entro i 24 mesi fissati dalla norma, pertanto, anche gli enti religiosi che esercitino attività con la qualifica di ONLUS dovranno porre in essere la richiesta attività di adeguamento delle regole interne.

 

2. Per tali enti l’obbligo di adeguamento che cosa avrà ad oggetto?
Poiché, tuttavia, l’art. 4, co. 3, del CTS prescrive che tali enti siano obbligati al recepimento delle norme del Codice «limitatamente allo svolgimento delle attività di cui all’art. 5» e «in ogni caso nel rispetto della struttura e delle finalità di tali enti», quale atto dovrà essere adeguato?
Certamente non lo statuto, atteso che per tali enti esso può anche non esistere ed, ove esistente, esso è espressione della speciale autonomia ordinamentale.
L’obbligo di adeguamento per tali enti non potrà, pertanto, che tradursi nell’adozione entro il termine di 24 mesi del regolamento per essi prescritto dall’art. 4, co. 3, precitato.
Seguendo, poi, le indicazioni contenute nella Circolare Direttoriale n. 38/2018 andranno precisati i termini di successione delle norme nel tempo tra vecchio e nuovo regime in relazione all’inizio di operatività del Registro unico.
Corollario di ciò sarà anche l’obbligo di costituzione del patrimonio destinato poiché l’esistenza dello stesso, così come l’obbligo di tenuta separata delle scritture contabile, costituisce condizione concorrente perché un ente religioso civilmente riconosciuto possa legittimamente costituire il ramo ETS.

 

3. Quale forma deve avere l’atto di adeguamento?
Poiché come detto l’atto di adeguamento per tali enti altro non è che l’adozione, sia pure ad efficacia differita, del regolamento prescritto dall’art. 4, co. 3, CTS esso non potrà che avere forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata espressamente prescritta in tale norma.

 

4. Quale forma di pubblicità deve adottarsi?
In applicazione della disciplina transitoria generale, il Regolamento dovrà essere depositato presso il Registro delle Persone Giuridiche e all’anagrafe delle ONLUS. Ove, poi, il patrimonio destinato contestualmente costituito comprenda anche dei beni immobili o diritti reali su di essi, esso dovrà essere altresì trascritto alla competente Conservatoria dei Registri Immobiliari.

 

Lorenzo Pilon

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