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Terzo settore

Certezze e attese a Bruxelles

Felice Scalvini

L’avvio dei lavori della nuova Commissione Europea e l’entrata a regime delle diverse articolazioni del Parlamento Europeo stanno contribuendo a disegnare gli scenari futuri dell’Economia Sociale e del Terzo settore. Ormai è un dato acquisito che le politiche europee risultano essere quelle più influenti nel determinare trasformazioni di lungo periodo negli assetti economici e sociali anche nel nostro paese. Dunque ciò che avviene a Bruxelles va seguito con tutta l’attenzione che merita.

 

In questo momento sono due i temi di particolare interesse. Il primo vede l’impegno della Commissione a “sviluppare un Piano d’Azione Europeo per l’economia sociale per promuovere l’innovazione sociale”. L’indicazione è contenuta nella “lettera di missione” che la Presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, ha inviato a Nicolas Schmit – Commissario per l’impiego e i diritti sociali. La lettera di missione è il documento con il quale vengono definite da parte del Presidente le linee politiche e operative che il Commissario sarà tenuto ad attuare nel corso del mandato quinquennale. Schimit è un politico lussemburghese di notevole esperienza, militante del partito socialista dei lavoratori, e l’impegno per lo sviluppo dell’Economia Sociale è sicuramente nelle sue corde. Unico neo, che speriamo non risulti troppo condizionante, è l’aver agganciato il piano d’azione alla “promozione dell’innovazione sociale”, quasi che centocinquanta anni di storia delle istituzioni della cooperazione e del Terzo settore non siano sufficienti a legittimarli come soggetti portanti del sistema economico e sociale europeo, e che il loro riconoscimento sia oggi legato soltanto dalla capacità di produrre ulteriore innovazione sociale, senza considerare come il Terzo settore rappresenti naturalmente una forma di innovazione sociale.

 

Più problematico risulta invece in questo momento il fronte del Parlamento Europeo. La ricostituzione dell’Intergruppo Economia sociale, con la presenza delle diverse forze politiche europee, non appare al momento scontata. Il numero degli intergruppo che possono essere creati è limitato, e forte è la competizione dentro il Parlamento e fuori, tra le diverse lobby, per riuscire a garantire alle diverse istanze sociali ed economiche questa forma di riferimento politico-istituzionale. Per l’economia sociale, l’Intergruppo ha rappresentato nelle passate legislature il principale punto di contatto con le istituzioni della UE. Quello che, insieme al CESE – Comitato Economico e Sociale Europeo, ha dato il maggior contributo per il riconoscimento dell’Economia sociale e del Terzo settore. Un’azione i cui effetti si vedono oggi nella previsione del Piano d’azione della Commissione. Una partita dunque tutta da giocare, per la quale Economy Europe, l’organizzazione di rappresentanza europea, sta impegnandosi a fondo. Speriamo con esito positivo.

 

Felice Scalvini

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