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Terzo settore

Avanzamenti e problemi nell’attuazione della Riforma

Felice Scalvini

La riunione del 4 giugno del Consiglio nazionale del Terzo settore ha rappresentato l’occasione per fare il punto circa lo stato di attuazione della normativa del Codice del Terzo settore.


Il tema principale oggetto di aggiornamento è stato quello relativo all’avvio del Registro Unico. La relazione del Direttore generale del Ministero del lavoro, dott. Lombardi, corredata dalla presentazione proposta da Unioncamere, ha finalmente fornito un orizzonte temporale definito con scadenze che, salvo gravi incidenti di percorso, dovrebbero essere rispettate. Il gruppo di lavoro costituito dal Ministero con le Regioni e Unioncamere è in piena attività, e l’avvio del Registro Unico, a cui farà immediatamente seguito la prima migrazione riguardante ONLUS, OdV e APS, è previsto per i primissimi mesi del 2020. Restano da meglio precisare i termini e le modalità di avvio dell’iscrizione per gli enti non inseriti in alcun albo o di nuova costituzione. Al riguardo, in Consiglio nazionale si è sviluppata una articolata discussione con interessanti elementi e spunti di riflessione. Subito dopo l’estate, il quadro complessivo dovrebbe risultare definito anche per questi ulteriori profili.


L’ordine del giorno prevedeva poi l’esame delle Linee guida recanti “Indicazioni in materia di affidamento dei servizi sociali” che l’ANAC ha recentemente promulgato e proposto alla pubblica consultazione. Il Consiglio, all’unanaimità, ha ritenuto di non entrare nell’esame di dettaglio, ma di proporre, attraverso il Ministero, l’organizzazione di un incontro con ANAC, per una discussione a tutto campo. Ciò nella convinzione che sia necessario affrontare una questione pregiudiziale, al momento tutt’altro che risolta. L’Autorità, con una visione molto discutibile che emerge dalle Linee guida, sembra non voler riconoscere il Codice del Terzo settore come una specifica fonte primaria di diritto, alternativa e complementare al Codice degli Appalti, che invece si insiste a considerarare come unico riferimento per regolare i rapporti tra PA e ETS.


Si tratta di un approccio dal quale discendono due conseguenze alle quali bisogna riuscire a porre rimedio. La prima è che, così facendo, si intralcia il dispiegarsi del nuovo e più appropriato sistema di relazioni previsto dall’art. 55 del Codice, attuativo – finalmente – del Principio di sussidiarietà sancito dall’art 118 della Costituzione. È vero che l’ANAC non ha potestà legislativa, e l’operazione di “disconoscimento” dell’art. 55 e di “sospensione” del Princio di sussidiarietà dell’art. 118 non ha di per sé valore precettivo; ma è altrettanto vero che l’intervento combinato di ANAC e del Consiglio di stato, che quasi un anno fa ha diffuso un parere segnato dai medesimi preconcetti punti di vista, non può non produrre un clima di allarme e preoccupazione presso le Pubbliche Amministrazioni.


A ciò si aggiunge la seconda conseguenza. ANAC, con questa posizione, si sottrae a quello che, invece, dovrebbe essere in questo momento il suo impegno principale: contribuire a strumentare adeguatamente l’attuazione dell’art. 55 ed in particolare dei procedimenti di co-programmazione, co-progettazione, accreditamento e partenariato, indicando criteri e meccanismi volti a garantire trasparenza, imparzialità ed efficacia/afficienza. Un contributo che permetterebbe di offrire alle Pubbliche Amministrazioni la possibilità di scegliere tra due percorsi, ambedue legittimi e strutturati, per realizzare al meglio attività e collaborazioni col Terzo settore.
Non resta che attendere la risposta di ANAC e confidare in un atteggiamento positivo e propositivo.


Felice Scalvini

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